La partita più importante di Matthew Stafford

Il quarterback dei Rams non ha mai vinto un incontro ai Playoff, quest'anno è chiamato ad invertire la rotta

Domenica sera, in quello che sarà il match di chiusura del Wildcard Round, i Los Angeles Rams ospiteranno la squadra con cui si sono ambiti per tutta la stagione il titolo della NFC West: gli Arizona Cardinals.

Sulla carta si tratta della sfida più affascinante del week-end, assieme forse all’altra super sfida tra rivali di Division, Patriots-Bills.

Sarà anche il duello tra due dei più affascinanti quarterback della NFC: Matthew Stafford e Kyler Murray, che ha tra l’altro scippato al QB dei Rams il terzo posto nel roster della NFC al Pro Bowl. Entrambi prime scelte assolute dei rispettivi Draft, sono due talenti diversi sotto tanti punti di vista, tra cui anche l’esperienza ai Playoff.

Se su Kyler Murray c’è tanto da dire, quello di domenica rimane il suo esordio in carriera nella postseason. Normale per un quarterback ancora al terzo anno tra i professionisti.

Discorso diverso per Matthew Stafford, prima scelta del Draft 2009, ormai al termine del suo tredicesimo anno nella NFL, il primo, però, con il giallo e il blu addosso, visto che i primi 12 li ha passati in quel di Detroit, “under center” per i Lions.

McVay-Stafford: amore a prima vista

Tutto è nato quest’estate, quando il giocatore dei Lions e l’allenatore dei Rams si sono casualmente trovati sulla stessa spiaggia di Cabo San Lucas, Messico, una della classiche destinazioni dei giocatori di NFL e NBA durante le offseason.

Lì è scoppiato un amore così forte e improvviso, tra chiacchere su schemi e cocktail, che al ritorno negli USA McVay ha voluto trovare a tutti i costi un modo per portarselo in California. E pensare che intanto c’era Jared Goff a Los Angeles, che due anni prima aveva firmato una mega estensione quadriennale, dal valore totale di 134 milioni di dollari. Come mai, vi chiederete, vedendolo giocare adesso? Beh, aveva “solo” portato i Rams al loro primo Super Bowl in più di quindici anni, diventando nel mentre il più giovane QB a vincere un NFC Championship game.

Ma proprio quel Super Bowl, contro i Patriots di Brady e Belichick, fu un primo segnale di quello che sarebbe poi successo. La squadra di L.A. mise appena 3 punti sul tabellone, pari con i Dolphins del 1971 come minor numero di punti segnati in un Super Bowl.

Goff, anche lui una prima scelta assoluta, nel Draft 2016, si era intanto guadagnato due apparizioni al Pro Bowl in tre stagioni, e aveva vinto ben 24 partite in due regular season con McVay al comando. Tutto materiale da rinnovo insomma. C’erano punti interrogativi sulla sua capacità di lanciare profondo con consistenza e sulla sua mobilità, ma del resto nessuno è perfetto.

I due anni seguenti lo videro crollare però sia in yard, sia in touchdown per stagione, che in yard medie per passaggio tentato; mentre l’unica statistica che cresceva era il numero di Intercetti. 9-7 senza Playoff nel 2019. 9-6 nella stagione passata, in cui ebbe anche un problema alla mano destra, quella con cui lancia, ma in cui fu soprattutto portato avanti da una difesa favolosa, capeggiata da Donald e Ramsey. C’era bisogno di cambiare, la fiducia di McVay nel suo quarterback stava svanendo inesorabilmente. E come nelle relazioni sentimentali, nei momenti di difficoltà è facile infatuarsi di un’altra persona. E così Goff partì in direzione Detroit, assieme alle prossime due first round pick dei Rams e una al terzo nello scorso Draft. Non poco per un QB ben 6 anni più anziano di quello che aveva già sotto contratto. Nonostante la differenza di talento fosse evidente per molti.


12 anni e 0 vittorie: di chi è la colpa?

I Lions non sono mai stati una delle franchigie più vincenti, anzi, sono sempre stati circondati dall’aura dei “perdenti”. Sono infatti una delle uniche tre a non aver mai neanche partecipato ad un Super Bowl, l’unica che non fa parte dell’Ohio (Browns e Bengals sono le altre due). Sono considerati da molti “la squadra che perde al Thanksgiving Day”, giocando loro tutte le stagioni nel giorno della festa nazionale più importante d’America, perdendo di fatto la maggior parte delle volte.

Stafford però sembrava avere le capacità e il talento per trasformare la cultura nella Motor City. Miglior QB della nazione in High School, così come al College. Una vita da predestinato insomma, come in rari casi succede tra i QB.

La partenza fu molto complicata, giocò infatti 13 partite nelle prime due stagioni, vincendone appena 3. Poi, al terzo anno, arrivò la sua esplosione: 10-6, 5000 yard (solo il quarto ai tempi ad averlo fatto), e ben 41 TD. In aggiunta al premio “Comeback player of the Year”, visto l’infortunio nella stagione precedente.

Nelle 9 stagioni seguenti non superò mai quei numeri, mettendone sempre però ottimi a referto.

Tanti record di precocità sulle yard lanciate, cioè meno partite per arrivare a 20mila yard in carriera, 30mila e così via (tutti record che Mahomes probabilmente abbatterà); un Pro Bowl nel 2014; e tre qualificazioni ai Playoff, incluso il 2011.

Carriera niente male per quel di Detroit. Ma il perché dell’importanza della sfida di domenica si nasconde proprio in quelle 3 partite ai Playoff… tutte perse.

Ed è vero che non è mai solo colpa del quarterback, però avere per tutta la sua breve carriera uno dei migliori ricevitori della storia della NFL avrebbe dovuto aiutare. Magari ne avete sentito parlare di un certo Calvin Johnson, a.k.a. “Megatron”, First Ballot Hall of Famer nella passata stagione. Colui che ancora detiene il record di yard ricevute in una stagione.


Gli esordienti ne vinceranno una prima di lui?

Già perché la sfida di domenica potrebbe, idealmente, rispondere alla domanda del paragrafo precedente.

Prendiamo come esempi gli altri quarterback di questi Playoff. Stafford è l’unico ad aver già esordito nella Postseason, ma non aver mai vinto una partita. Ben 5 esordienti quest’anno, che potrebbero vincere la loro prima partita ai Playoff prima di lui. Payton Manning, non uno qualunque, è l’unico Quarterback nella storia della NFL a vincere un Super Bowl, nonostante abbia perso le prime 3 partite in carriera nella Postseason.

Stafford, in quelle 3 maledette partite, non è mai riuscito a superare 100 di passer rating, e in nessuna ha mai lanciato TD senza lanciare anche un intercetto. In palio domenica non c’è quindi solo la qualificazione al Divisional Round, c’è anche la legacy di Stafford. Visto che nonostante l’ottima stagione complessiva, ci sono stati momenti in cui i suoi intercetti sono costati partite non da poco ai Rams (Titans e Packers su tutte), ed ha chiuso davanti a tutti nella classifica dei QB con più turnover in stagione. Non proprio la classifica in cui McVay sperava di trovarlo in testa. E non dimentichiamoci, tra l’altro, che l’anno scorso Goff “portò” la franchigia di L.A. al secondo turno, vincendo a Seattle, in un’altra sfida interna alla NFC West. Giusto per aggiungere un altro po’ di pressione.

Insomma una carriera da “fenomeno nel posto sbagliato”. Poi la grande occasione, quella per redimersi, per cambiare la sceneggiatura, e forse anche il titolo, al film sulla sua carriera. Riuscirà Matt a sfruttarla?

Big Ben
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