La selvaggia lotta delle Wild-Card NFL

Prepariamoci ad uno dei week-end più esaltanti della stagione

Quando nella NFL si arriva al wild card round c’è sempre un piacevole fremito nell’aria. A giocarsi l’accesso ai Divisional ci sono le migliori squadre della regular season ma non le “migliorissime”, il concetto stesso di wild card richiama proprio la possibilità di partecipare anche se non si hanno tutti i diritti. Questo fatto è indubbiamente più accentuato in altri sport come il tennis ad esempio, nel football in effetti il senso è più sfumato, soprattutto da quando a saltare questo turno non sono le prime due squadre di ogni conference, ma soltanto la prima.

Certo, quel termine, “wild” vicino a “card”, carta, viene inteso in questo caso nel significato più vicino alla parola “jolly”, ma in qualche modo richiama comunque un senso di lotta selvaggia, senza convenevoli, che in uno sport come questo esalta ancora di più lo spirito di competizione. Per questo amo particolarmente le wild card, perché hanno quell’atmosfera vivace e senza regole che appartiene a una certa pittura del novecento che viene evocata proprio dal termine “wild”, “selvaggio”.

I NUOVI SELVAGGI DEL FOOTBALL

Negli anni 90 ad esempio, in Germania nasce un gruppo di artisti che vengono definiti Neuen Wilden, ovvero Nuovi Selvaggi, perché si rifanno all’espressionismo tedesco di inzio secolo, al Die Brücke, una combriccola di artisti dediti ad una pittura primitiva, sporca, cattiva, spigolosa, fatta di colori accesi, esagerazioni e violenza estetica. Il nome, Die Brücke, significa letteralmente “Il Ponte”, ad indicare proprio il desiderio di voler rappresentare un passaggio da un’arte ad un’altra arte, da un momento storico al superamento dei suoi canoni e delle sue regole.

Ogni volta che mi avvicino alle partite di wild card mi proietto nel mondo di inizio secolo scorso e penso alla pittura selvaggia di Ernst Ludwig Kirchner, un sublime artista inquieto e potente, per questo mi aspetto sempre fango, agonismo intenso e determinazione spietata nel voler attraversare questo ponte verso il round successivo.

 Quest’anno poi, sarà un turno particolarmente selvaggio grazie alla presenza in campo di personaggi meravigliosamente ruvidi, soprattutto nel ruolo più eclettico, forse addirittura bestiale, selvaggio appunto, di questo sport, il TE, dal folle Kittle all’inossidabile Gronkowski, ma anche tra le difese mi aspetto fuochi d’artificio da tipacci che incutono timore solo a pronunciarne il nome, gente come T. J. Watt o Trey Hendrickson ma lista sarebbe lunghissima.

George Kittle

Non che nel football non ci sia questa atmosfera carica di energia tumultuosa in ogni partita, ma ho spesso la sensazione che, avvicinandosi al Super Bowl, i calcoli e la razionalità inizino a prendersi una parte di quello spirito selvaggio del primo turno di playoff, un momento della stagione imprevedibile ed emozionante che mantiene sempre intatto il suo particolare fascino ribelle. Appena termina l’ultima partita delle carte selvagge, il mondo del football cambia colori ed emozioni e si proietta in una nuova e ben diversa congiuntura.

Ed in effetti è anche questo il bello, come nell’arte anche nello sport ogni momento rivoluziona il precedente, lo cita, lo ama, lo odia ma comunque, in qualche modo, lo supera. Per questo ogni occasione va vissuta nella sua particolare e meravigliosa unicità. E allora spazio al momento Kirckner, spazio a questa tre giorni di feroce competizione sportiva. Viva i selvaggi nell’arte e nel football.

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