Per i Cowboys è tempo di far sul serio

Statisticamente parlando Dallas è una delle migliori squadre della NFL, ma adesso i giochi iniziano a farsi complicati

Molti, mentre guardavano Cowboys at Eagles, si saranno chiesti come mai Dallas stava facendo giocare la maggior parte dei suoi titolari, nonostante la Division fosse già vinta e la 1st Seed fosse già in mano ai Packers, a contrario degli Eagles stessi, già qualificati ai playoff e in campo senza nessun starter. Non esiste certo un’unica risposta, ma tutte le risposte si rifanno forse agli stessi concetti: non perdere il cosiddetto “momentum” e cercare di battere una serie di record

Una stagione di alti e bassi insegna tante cose

La stagione dei Cowboys li ha forzati a valutare seriamente l’importanza del momentum, della forma fisica quanto di quella mentale. La sconfitta all’ultimo secondo contro i campioni in carica, in quel di Tampa, davanti agli occhi di tutto il mondo, ha in un certo senso comunque iniettato fiducia. Prescott, reduce dall’infortunio horror nella Week 5 del 2020, aveva chiuso quella sera con una fantastica prestazione da 400 yard e 3 TD: da lì infatti 6 vittorie di fila, la sesta delle quali proprio, e nonostante, l’assenza Dak, in casa dei Vikings.

Torna Prescott, nessun problema giusto? Au contraire, succede l’imprevedibile. Contro Denver l’attacco, fino allora il migliore della lega insieme ai Bucs, s’inceppa: 0 punti in più di 3 quarti. Il dominio su Atlanta nella settimana seguente non cambia, l’attacco dei Cowboys, il lato dove praticamente tutti i loro giocatori più pagati giocano, si è inceppato. Il running game, precedentemente top 3 nella lega, è quasi sparito, Dak non riesce più a lanciare lungo; 9 punti ad Arrowhead, poi la sconfitta all’overtime con i Raiders, poi tre partite mai sopra i 27 punti, tutte vinte, però contro Saints, Washington e Giants. Lo script della stagione si stava ribaltando su sé stesso.

Miglior attacco della lega? No, ma forse migliore difesa… Squadra di Dak? No, mi sa proprio che è la squadra di Micah.

Micah? Si proprio la loro scelta al primo round, il rookie Micah Parsons.

E pensare che i Cowboys avrebbero sicuramente scelto uno tra Surtain II e Horn, entrambi Cornerback. Ma il destino aveva chiaramente altri piani perché con la 8° scelta i Panthers hanno scelto Horn, e con la nona i Broncos hanno scelto Surtain. I Cowboys avevano la 10°, che hanno addirittura scambiato con la 12° degli Eagles, assicurandogli l’Heisman receiver Devonta Smith. Della serie “A questo punto vediamo chi rimane”. Ed è rimasto lui, Micah, che non aspettava altro che mettersi la divisa dell'”America’s Team”, tanto da saltare in braccio al Commissioner Godell.

Dire che sia un middle linebacker è riduttivo. Nasce pass rusher in high school, diventa linebacker, ed è un misto tra Von Miller e Bobby Wagner. Non è ancora ai loro livelli, però possiede le capacità di attaccare i quarterback dell’MVP del Super Bowl 50, ma anche quelle di arretrare a coprire corse e passaggi corti del giocatore dei Seahawks. Su Pro Football Focus, ha avuto per larghi tratti della stagione il miglior voto sia come pass rusher, sia come linebacker. Finirà probabilmente secondo nel Defensive Player of the Year, visto come ha chiuso la stagione T.J. Watt, e si è guadagnato già il Pro Bowl e, senza ombra di dubbio, anche il DROY.

Insomma dimenticativi l’attacco delle meraviglie; tanti intercetti, tanti sack, e temibile una linea difensiva. C’era una nuova ricetta per vincere. E poi Week 16, 56-14 a Washington per chiudere la NFC East due partite in anticipo.

Sembrava mezza morta, sembrava inceppata, ma Dallas era pronta a ospitare i poco in forma Cardinals, con ancora in palio la 1st Seed della NFC. Mai stati in vantaggio. I soliti, vecchi, Cowboys. Quelli che proprio sul più bello, sembrano perdere tutto ciò che li ha portati dove sono. 25-22, con una di quelle sfiorate rimonte di Dak, quelle che ricordano tanto la stagione 8-8 del 2019.

E da tutto questo i Cowboys hanno imparato forse una cosa: basta poco per perdere il momentum, pochissimo.

E allora chi c’è gioca, anche contro le riserve degli Eagles, perché poi tra una settimana ospiteranno un’altra squadra vincente della NFC, e non possono permettersi di non andare neanche in vantaggio. Non per come si era messa la stagione e per i contratti che hanno elargito negli ultimi anni, soprattutto dal lato offensivo. Anche perché l’overtime thriller tra 49ers e Rams gli ha consegnato una rivale in ottima forma e molto pericolosa. Gli stessi Niners che, l’ultima volta che avevano Garoppolo non infortunato, sono andati al Super Bowl.

Tanti record ma un matchup pericoloso al Wildcard Round

Il primo di tutti i record che è stato battuto, e forse il più importante, è quello dei passaggi touchdown in una stagione. Dak Prescott, con i 5 TD di sabato, ha prima agganciato e, proprio con il quinto, superato il record di franchigia (36), lanciati dal suo predecessore, Tony Romo, nel 2007.

Non male per il morale di uno che, dopo due anni di trattative, un pesantissimo infortunio, e tante voci attorno che gli dicevano di non valere i soldi che chiedeva, ha finalmente ricevuto la sua “borsa”: 160 milioni in 4 anni, di cui 126 garantiti.

Dallas è anche diventata la prima squadra nella storia della NFL ad avere nella stessa stagione: un quarterback sopra le 4000 yard (Dak), un running back (Elliott) sopra le 1000, un wide receiver (Lamb) sopra le 1000, un difensore con più di 10 sack (Parsons) e uno con più di 10 intercetti (Diggs).  Una riprova del fatto che di playmaker con la Stella sul casco ce ne siano eccome, da entrambi i lati.

Un’altra prova? Dallas contro Phila è diventata la squadra ad avere più giocatori con almeno un touchdown a referto: 22. Di corsa, su ricezione, su intercetti, su fumble recuperati, su punt bloccati. I Cowboys quest’anno ha segnato in qualsiasi maniera le regole permettano.

Insomma, statisticamente parlando, Dallas ha uno dei migliori attacchi della NFL (1° in total yards e Points average), ma anche una delle migliori difese (1° in intercetti e conversioni permesse sui 3rd down). E allora viene da chiedersi: perché è solo 7a nelle probabilità di vincere il Super Bowl? Perché è solo a +3 secondo i bookmaker di Las Vegas Vegas contro i 49ers? (+3 è il vantaggio di default nelle scommesse se si gioca in casa, giocassero a San Francisco sarebbe quasi sicuramente +3 per i Niners)

Sono gli avversari una squadra molto pericolosa, o sono i Cowboys “più statistiche che arrosto”?

La risposta sta nel mezzo, perché i Niners sono sì una squadra molto pericolosa, avendo nel running game e nel dual treath Deebo Samuel un modo per ammassare drive lunghissimi, che stancano le difese e tengono gli attacchi “freddi” sulle sideline. “Se non riesci a fermare la loro corsa, ti dissanguerai”, citando il tight end Hall of Famer Shannon Sharpe, in parole povere, è quasi impossibile batterli se non riesci a fermare il gioco di corse.

Ma la verità sta forse più dall’altra parte: i Cowboys non sono temibili come le loro statistiche farebbero credere. Il loro 12-5 è infatti figlio di un dominio totale della “non esaltante” NFC East: 6-0, una cosiddetta “Division Sweep”. 6-5 contro tutti gli altri: 3-4 contro le squadre con un record vincente: 1-4 contro le squadre qualificate ai Playoff (esclusa entrambe le volte Philly essendo nella NFC East). Insomma, non un curriculum di livello stratosferico. Di squadre qualificate ai Playoff ha battuto solo i Patriots, a Foxborough, in Overtime e con un Pick 6 di Diggs che salvò la partita nel finale.

Il record di Dak, e in buona parte tutti gli altri, sono stati possibili grazie alle ottime capacità di annientare squadre inferiori, una qualità non da poco ma che sarà poco utile ai Playoff… dove quelle squadre inferiori, purtroppo per loro, non ci saranno.

Bisognerà aspettare domenica, ore 22 italiane, per sapere se tutti questi record, tutte queste statistiche mostruose, saranno state vane, o se in realtà dentro di loro si nascondevano i “traits” di una squadra vincente. Per capire quali Dallas Cowboys entreranno in campo. Perché una cosa è certa: quando “the America’s Team” gioca al suo massimo, sia in attacco che in difesa, pochissime squadre nella NFL possono competere con il suo atletismo e le sue Star.

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