Field Goal: i tre temi più interessanti della diciassettesima giornata NFL

L'analisi, da tre punti, della 17esima giornata di regular season

Tre ricevitori superbi, tre storie incredibili. Semaforo rosso per Antonio Brown che chiude la sua carriera a Tampa, e verosimilmente chiude col football, nel modo più grottesco e coreografico possibile. Semaforo giallo per Odell Beckham: l’azzardo dei Rams su di lui sta pagando dividendi: decisivo contro Baltimore, anche se il giudizio inappellabile sul suo ingaggio lo daranno i playoff. Semaforo verde per Hunter Renfrow, l’eroe impossibile dei Las Vegas Raiders. Eppure è tutto vero…Il field goal della settimana, la storia da tre punti, è dedicato a questi campioni, che hanno reso indimenticabile, nel bene e nel male, la prima domenica del 2022. 

LA FOLLIA DI BROWN 

Stavolta l’ha fatta troppo grossa. Stavolta non ci sarà l’ennesima seconda chance ai Bucs. E probabilmente da nessuna altra parte. Il 33enne controverso ricevitore dei campioni in carica a metà del terzo quarto a casa Jets, con la sua squadra sotto nel punteggio, ha piantato in asso tutti, s’è tolto la maglia, l’ha lanciata sugli spalti, ha passeggiato nell’end zone opposta alla metà campo in cui si giocava, salutando la folla, ed ha imboccato il tunnel per gli spogliatoio. Poi ha trovato un passaggio per l’aeroporto e ha lasciato per sempre la franchigia. Scaricato in tempo reale a fine partita. Coach Arians è stato stizzito e sibillino coi media: “Non fa più parte della squadra”. Pare, e considerando il personaggio è giusto sottolineare il pare, che all’origine dell’ennesimo colpo di testa di una carriera che lo vede 24mo ogni epoca per yards ricevute, parliamo di un fuoriclasse se ci limitiamo al gridiron, sia dovuto proprio a un battibecco con l’allenatore. Che gli avrebbe chiesto di rientrare, lui avrebbe replicato che la caviglia (era stato in dubbio per quell’acciacco) gli faceva male. A quel punto Arians gli avrebbe detto che allora la sua gara era già finita. E Brown, nonostante il compagno di squadra e di reparto, Evans, provasse a dissuaderlo, ha fatto lo spogliarello e messo su uno show tanto bizzarro quanto insensato. Tampa ha comunque vinto in rimonta senza di lui, con Brady che ha regalato l’ennesima perla, un ultimo drive senza timeout da 93 yards e il touchdown per Grayson, il sostituto di Brown, con appena 15″ sul cronometro. Ma per l’ex Pittsburgh e New England, che in stagione aveva falsificato la certificazione di vaccinazione Covid, sospeso per tre partite dalla NFL, e che ha un curriculum di misfatti non indifferenti alle spalle, compresa una denuncia per violenza sessuale della su ex trainer, con cui poi ha trovato un accordo extragiudiziale, non ci saranno playoff da giocare, stavolta. Dopo le imprese di quelli scorsi: aveva segnato un touchdown persino nell’ultimo trionfale Super Bowl. Tecnicamente è un’enorme perdita per Tampa. Difficile che qualcun altro punti su di lui. Come dicono in America “enough is enough”. In una società imperniata sul politicamente corretto dopo un’insubordinazione così plateale diventa impossibile giustificare un salvagente pur lanciato per motivi di football, persino nel Paese dove il fine (vincere) giustifica i mezzi, quello più machiavellico del pianeta. 

Antonio Brown mentre lascia il campo, a petto nudo, nel bel mezzo della partita

LA SCOMMESSA DI BECKHAM

Per adesso i Rams la stanno vincendo. Parliamo di un altro talento sensazionale, ma anche di un’altra “mansarda disabitata”. I piani alti non sono necessariamente ammobiliati come sarebbe lecito attendersi. E quindi dopo i mille colpi di testa a New York, sponda Giants, era finita, durante questa stagione, anche la sua avventura a Cleveland. Il feeling con Mayfield, il quarterback dei Browns, non è mai sbocciato. A Los Angeles sono andati all in: tutto o niente, Super Bowl o fallimento. Per cui cosa volete che fosse come pensiero per loro provare l’ennesimo azzardo e portare il 29enne in California? L’infortunio di Woods lo ha reso punto focale dell’attacco, da prima alternativa al fenomenale Kupp, miglior ricevitore NFL in questa stagione. Contro i Ravens, a Baltimore, con il vertice della NFC West in palio, Arizona non molla, attaccata alla targa dei Rams, Beckham ha fatto la differenza. Due giochi vintage: prima la presa al 4o down per tenere vivo l’ultimo disperato drive capitanato da Stafford, poi la ricezione del sorpasso in rimonta con 57″ da giocare. I Ravens non hanno saputo replicare, compromettendo le loro chances playoff. I Rams hanno tenuto la vetta di Division: si giocheranno il titolo domenica prossima, contro San Francisco. Per Beckham sarà la prova del nove: ora le partita contano tutte. E’ stato chiamato per l’oggi, per pensare al domani ci sarà poi, semmai, tempo. Per adesso tutto bene…


L’ILLOGICITÀ DI RENFROW

Eh no, con quel fisico non ha assolutamente senso che Hunter Renfrow sia il ricevitore di riferimento dei Raiders. E uno dei migliori al terzo down della lega. Terzo&Renfrow, ormai i tifosi di Las Vegas lo chiamano così. Lui è la coperta di Linus di Carr. Quando il gioco si fa duro, in un mondo di super atleti, il ricevitore che a Clemson si era consacrato fenomeno contro ogni logica fisica, c’è sempre. Non batte i cornerback con la rapidità, e certo non con la velocità o perché salta più in alto di loro. Semplicemente conosce il gioco come un’enciclopedia su due piedi, anticipa le mosse di chi lo tallona, e ha mani a cui affideresti tuo figlio che precipita dal seggiolone. Prende tutto, Renfrow. A Indianapolis l’ha fatto una volta di più. Se la prima scelta dei Raiders, Ruggs, è finita in galera causando un incidente mortale viaggiando ubriaco a mille all’ora, di notte, nella città del peccato, lui, casa e famiglia, non lascia a piedi chi ha investito su di lui. Chi ha creduto nelle sue doti, che vanno oltre i numeri “da palestra” o “da cronometro”. Con quella andatura caracollante, la storia racconta che riesce a essere elusivo. Alla fine, non si sa come, l’ovale finisce sempre in quelle mani, come avesse una calamita. La difesa Colts è di qualità, eppure l’ultima parola ce l’ha avuta lui, e grazie a lui i Raiders ora si giocheranno i playoff contro i Chargers, in casa. Gli arbitri gli hanno negato il touchdown dell’apoteosi dopo un replay, ma la sostanza non cambia. La sua ennesima presa, 7 per 76 yards e un touchdown, nel finale ha permesso a quelli in nero di espugnare Indianapolis. Grazie al ragazzo di 26 anni che pure come look è bocciato senza appelli dal mondo patinato americano. Pare un ultratrentenne. Poco fotogenico, poco fisico, poco atletico. Ma dannatamente utile.  E vincente. Nel mondo dei Brown e dei Beckham c’è posto anche per Renfrow. Perché pure di questi drammatici tempi il mondo ogni tanto si ricorda di premiare quel che è giusto…

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