Field Goal: i tre temi più interessanti della sedicesima giornata NFL

L'analisi, da tre punti, della sedicesima giornata di regular season

L’apoteosi di Burrow, i sassolini nelle scarpe di Antonio Brown, lo spettro della mancata qualificazione playoff per Ravens e Chargers. Il Field Goal della settimana verte su questi tre punti, a due solo giornate dalla fine della stagione regolare NFL. 

QUOTA 500

Joe Burrow è stato la prima scelta assoluta del Draft 2020. Per cui non dovrebbe stupire il suo rendimento sensazionale. Ma le 525 yards lanciate contro Baltimore, con 4 touchdown di contorno, hanno comunque rappresentato una prestazione sbalorditiva. Perché arrivata quando contava di più: nella sfida per il vertice della AFC North. Perché la sua linea d’attacco resta rivedibile. Perché sta disputando un campionato straordinario pur reduce da un’operazione al legamento crociato del ginocchio sinistro. Contro i Ravens ha lanciato 37/46, oltretutto. Qualità e accuratezza, non solo quantità bersagliando sul profondo. Ha infranto il record di franchigia, che apparteneva a Boomer Esiason, il quarterback biondo con cui i Bengals arrivarono a giocarsi il Super Bowl: il primato, di 490 yards, risaliva al 1990. Burrow ha fatto brillare tutti: Higgins, Chase, Boyd e Mixon, senza fare differenze. Chase, la matricola ex compagno di squadra a Lousiana State, lo ha mandato al Pro Bowl, grazie ai suoi lanci. Quel che impressiona di più, oltre ad un ottimo braccio, alle letture di gioco, alla buona mobilità, è la durezza. Fisica e mentale. Quarterback che pare infrangibile alle difficoltà. Feroce come determinazione agonistica. Con l’asse Burrow-Mixon-Chase i Bengals prefigurano un futuro luminoso. Che potrebbe essere già da declinare al presente, bruciando i tempi: Cincy ha le mani sulla Division, i playoff sono a un passo, anzi a una vittoria, di distanza. E passando dalla porta principale, con la prima in casa…

Joe Burrow abbraccia Joe Mixon

L’ORGOGLIO DI BROWN

Antonio Brown, il controverso ricevitore dei Tampa Bay Bucs, è rientrato col botto. Era reduce da una squalifica di tre giornate impostagli dall’NFL per aver presentato una certificazione di vaccinazione falsa. Caso aperto dopo un’accusa pubblica dell’ex chef personale, a cui doveva dei soldi. Solo in America… I media locali cittadini ne avevano chiesto il licenziamento, Coach Arians in maniera colorita “Non me ne frega…un accidente” aveva risposto loro picche. Dicendo che se inizialmente Brown era stato considerato un ingaggio a rischio, reduce da troppe bravate e con una causa per violenza sessuale (poi risolta con accordo tra le parti) in corso e gli era stato detto: “Alla prossima che combini sei fuori”, nel tempo a cavallo di due stagioni, quella scorsa chiusa tra i coriandoli dopo il Super Bowl trionfale, si era guadagnato nuovo credito. In aggiunta Arians era stato chiaro: “Questa mia decisione va nell’interesse dalla squadra”. Il perché si è capito subito. Contro Carolina, in assenza di Godwin, fuori per la stagione dopo l’infortunio patito contro New Orleans, Evans e Perriman, gli altri ricevitori di riferimento per Brady, rispettivamente acciaccato e positivo al Covid, Brown ha fatto i bambini coi baffi. Dieci prese, 101 yards. Imprendibile per la secondaria dei Panthers. Tampa ha conquistato il primo titolo della AFC South dal 2007 soprattutto grazie a lui, in attacco. Con Brady che lo ha promosso bersaglio primario. In conferenza stampa Brown anche un po’ a sorpresa si è presentato, ma lo ha fatto a modo suo: “C’è chi ti vuole male, si tratta di andare dritti per la propria strada. Volete sapere la mia versione dei fatti sulla squalifica? Se vi interessa parlo della partita, prossima domanda”. Un Brown per una volta ermetico, lui che ne dice sempre una di troppo, in una versione che sarebbe piaciuta persino a Coach Belichick…

Tom Brady e Antonio Brown

AVANTI CONTROMANO

E’ quello che stanno facendo due squadre di talento, accreditate di ambizioni quantomeno da playoff. Baltimore e Los Angeles Chargers. I Ravens hanno perso 4 partite di fila. Gli infortuni sono stati un fattore, chiaro. Hanno perso Lamar Jackson, contro i Bengals mancava pure Huntley, la sua riserva. E la secondaria è decimata. Ma è chiaro che la situazione adesso diventa parecchio complicata: domenica prossima ospiteranno i Los Angeles Rams che arriveranno in città decisi a consolidare il primato di Division, motivatissimi. Una sconfitta sarebbe verosimilmente il colpo di grazia in prospettiva playoff per Baltimore. Per quello che si è visto da inizio stagione nulla di sconvolgente, per la classifica che esibivano solo un mese fa assolutamente sì, invece. I Chargers sono addirittura riusciti a perdere a Houston, con i Texans. Pure male eh, 41-29. Concedere quarantuno punti ai texani è un’impresa, seppure alla rovescia. I Chargers hanno un calendario non impossibile, Broncos e poi Raiders, ma a Las Vegas, come prossimi avversari. Insomma, non hanno ancora buttato via la stagione, ma si stanno impegnando per farlo…Coach Staley pare uno le cui conoscenze di football sono estratte da un computer, sotto forma di numeri, piuttosto che maturate dal campo. Un professore di matematica prestato al gridiron. Totalmente incapace di modulare i responsi delle analytics con la realtà di football che si ritrova davanti in base al momento, all’avversario, al contesto ambientale. Una sciagura. Miami e Las Vegas provano ad approfittare delle magagne di Ravens e Chargers: c’è verosimilmente solo un posto playoff disponibile e quattro pretendenti. Quelle che arrivano di rincorsa hanno l’inerzia favorevole e il morale a mille. Basterà? 

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