Urban Meyer ai Jaguars è stato un fallimento totale

I motivi che hanno portato Jacksonville ad esonerare l'head coach dopo appena 13 partite

Il 14 gennaio, i Jaguars annunciano l’assunzione di Urban Meyer come nuovo capo allenatore della squadra. Jacksonville e il presidente Shad Khan sperano e credono di aver trovato l’uomo giusto per dare una svolta alle sorti della franchigia, dopo 4 anni di gestione Doug Marrone vissuti più tra bassi che alti. L’esperienza e i successi ottenuti da Meyer sembrano essere un biglietto da visita convincente, e la prospettiva di poter mettere le mani su Trevor Lawrence al prossimo Draft fanno si che le aspettative dalla Duval County crescano inevitabilmente. Il record di 187 vittorie e 32 sconfitte in carriera, i numerosi giocatori portati tra i pro e la mentalità vincente trasmessa alle proprie squadre sono tutti fattori a favore della rinascita, ma che ben presto hanno dovuto fare i conti con una realtà tanto vicina quanto lontana da quella del football collegiale: la NFL.

Nell’arco di 12 mesi, Meyer si è ritrovato in un universo diverso da quello in cui era abituato ad operare, mostrando in più di una situazione una certa superficialità ed indifferenza che ne hanno macchiato la reputazione. E l’esonero, che lo ha reso il primo allenatore dai tempi di Bobby Petrino (Falcons, 2007) a non terminare la prima stagione su una panchina della National Football League, è stato pressoché inevitabile. Le vicende extra campo, le incomprensioni con staff e giocatori, una squadra allenata male e gestita peggio: Urban Meyer e i Jaguars – o la NFL – non erano fatti per stare l’uno con l’altro. E ce ne siamo accorti presto.

IL PRIMO SCIVOLONE

Il primo intoppo dell’avventura di Meyer avviene circa un mese dopo il suo approdo in Florida, il giorno in cui il nuovo allenatore annuncia l’elenco dei suoi collaboratori. Tra di loro compare il nome di Chris Doyle, scelto come preparatore atletico dopo lunga esperienza (sempre con lo stesso ruolo) all’università dell’Iowa, interrotta però dopo che alcuni ex giocatori lo avevano accusato di razzismo e bullismo.

Lo stesso Meyer dichiara di aver esaminato accuratamente il caso ed è convinto che la sua garanzia possa placare le polemiche. Ma 35 ore dopo aver firmato il suo nuovo contratto, Doyle è costretto a rassegnare le proprie dimissioni. La vicenda passa in seconda piano, fino a quando nel luglio successivo alcuni giocatori afroamericani citano in giudizio Meyer per aver assunto Doyle nonostante le accuse che lo stavano investendo.

FREE AGENCY E DRAFT

L’impatto con la free agency NFL è “terribile”, come dichiara Meyer. Il reclutamento è assai diverso tra il college e il professionismo, specialmente se ci si ritrova in due contesti diametralmente opposti: Jacksonville e Ohio State. Convincere i giocatori a trasferirsi in una delle squadra meno vincenti e con meno appeal della lega non è lo stesso che farlo in uno dei college più ambiti e vincenti della nazione. Alla deadline, i Jaguars firmano il conerback Saquill Griffin, il safety Rayshawn Jenkins,  il ricevitore Marvin Jones Jr e Carlos Hyde, già allenato da Meyer quando vestiva la maglia dei Buckyes.

Il Draft si apre ovviamente con la scelta Trevor Lawrence. Il querterback da Clemson non poteva non finire tra le braccia di Meyer, che però con la chiamata successiva decide di mischiare le carte e di pescare il running back Travis Etienne, compagno T-Law ai Tigers. Se la chiamata appare in un primo momento comunque comprensibile, i dubbi iniziano a sorgere quando durante il minicamp il rookie viene schierato da ricevitore piuttosto che da running back. E le perplessità divampano quando l’head coach svela: “Avremmo voluto scegliere Kadarius Toney al suo posto, ma era già stato preso”. L’infortunio subito poi da Etienne, che lo ha costretto a saltare tutta la prima stagione, non ha permesso di scoprire se la scelta di Meyer avrebbe pagato o meno.


LO SCANDALO HOT

All’indomani della sconfitta contro i Bengals, su internet iniziano a circolare alcuni video che ritraggono una ragazza strusciarsi e ballare sulle gambe dell’head coach dei Jaguars. Meyer si scusa pubblicamente nei giorni successivi, giustificando la sua presenza quella sera dichiarando di esser uscito con i nipoti. La donna in questione – secondo l’allenatore – avrebbe semplicemente chiesto una foto insieme alle sue amiche.

L’ondata di critiche che coinvolge l’ex Ohio State e la squadra è feroce, tant’è che il presidente Khan è presto costretto a rilasciare una dichiarazione ufficiale rimproverando la condotta di Meyer, chiamato ora a riacquistare la fiducia di uno spogliatoio che ha già iniziato a prenderlo di mira. Un giocatore svela che la credibilità dell’head coach è ormai nulla, motivo per il quale molti componenti della squadra non credono alla veridicità della sua giustificazione e lo deridono ogni qualvolta che Meyer tenta di scusarsi.

LA GRANA ROBINSON

La squadra fatica, i risultati non arrivano e Meyer decide di togliere il pallone dalle mani di James Robinson. Nonostante il numero 25 sia uno degli elementi offensivi più talentuosi del roster, l’head coach sembra preferire Carlos Hyde, generando dubbi tra staff e tifosi. Il running back gioca solamente 8 delle 25 corse nella sconfitta contro i Rams, rimanendo in panchina per gran parte del tempo. Meyer nega di averlo panchinato, ma nonostante il tentativo di Trevor Lawrence di rivedere il suo compagno in campo: “Abbiamo bisogno di lui per giocare meglio”, l’head coach lo limita anche nella partita successiva a solamente sei corse.

NERVI TESI

Il rapporto tra Meyer e il suo staff non è idilliaco e la testimonianza che arriva del giornalista Tom Pelissero di NFL Network è eloquente: l’head coach avrebbe accusato i suoi collaboratori di essere dei perdenti, paragonando i loro curricula al suo – quello del vincente. La frizioni non si sarebbero limitate però ai soli allenatori, ma anche ai giocatori, come nel caso di Marvin Jones. L’ex ricevitore dei Lions avrebbe avuto un acceso confronto con Meyer in merito alla scarsa gestione offensiva della squadra. Al termine della sconfitta per 20 a 0 contro i Titans, l’ex head coach di Ohio State nega però il tutto, minacciando di licenziare chiunque abbia cercato di far trapelare notizie interne alla squadra ai media.

GAFFE SU GAFFE

Durante l’esperienza di Meyer sulla panchina dei Jaguars, un velo di superficialità e poco interesse è spesso trapelato dalle sue parole e dai suoi atteggiamenti. A dir poco imbarazzante il caso relativo al Andre Cisco: rispondendo ad un giornalista, l’allenatore dei Jaguars aveva dichiarato che il suo minutaggio in campo era aumentato. Peccato però che il safety non avesse giocato neanche uno snap.

I CALCI A JOSH LAMBO

Nel giorno del suo licenziamento, il Tampa Bay Times riporta di un’alterazione avvenuta tra l’allenatore e Josh Lambo. Secondo la ricostruzione, Meyer avrebbe preso a calci il kicker dopo che quest’ultimo aveva sbagliato due field goal in allenamento: “Sono il tuo allenatore e posso prenderti a calci ogni cazzo di volta che voglio”. Lambo, complice anche un infortunio, ha giocato in stagione solamente 3 partite


IL CAPITOLO LAWRENCE

È innegabile che arrivati alla quattordicesima giornata la stagione di Trevor Lawrence sia stata un grosso fiasco, ma quante responsabilità vanno attribuite al quarterback? L’addio di Meyer potrebbe essere la grande svolta per l’ex Clemson. Essersi ritrovato in un contesto così problematico e disfunzionale ha certamente influenzato le prestazioni della prima scelta assoluta, che ad oggi è statisticamente uno dei peggiori della lega. È vero, il salto dal college al professionismo può essere traumatico, e la vicenda dell’ex head coach di Ohio State  ne è la dimostrazione, ma non è questo il caso.

I Jaguars lanciano il pallone per il 17,4% dei loro drive offensivi, ma realizzano solamente con il 21,7%, il peggior dato della NFL. Per fare un paragone: i Texans realizzano con il 23,1% mentre i Jets con il 29%. Che ci siano degli errori anche da parte di Lawrence è opinabile, ma che la gestione offensiva di Urban Meyer sia a dir poco inefficiente è un dato di fatto. Aver escluso dalle rotazioni un giocatore come James Robinson e ridotto al minimo i compiti di Laviska Shenault è stato come darsi la mazzata sui piedi.

Un ulteriore dimostrazione della scarsa intesa tra il quarterback e Meyer, che dovrebbe essere invece alla base del successo di una squadra (vedi la gestione tra Mac Jones e Bill Belichick), sta nella scelta di non far correre Lawrence, in particolare evitando di chiamare delle QB Sneak. I numeri dimostrano che nelle situazioni in cui per chiudere un down bisogni macinare massimo 1 yard, la realizzazione oscilla tra il 70 e il 90% . Contro i Titans, pur di non chiamare una QB Sneak su un “quarto e inches”, Meyer ha preferito far correre Hyde perdendo 3 yard, dichiarando nel post partita che Lawrence non è a suo agio con quel tipo di chiamata. Il giovane quarterback lo ha smentito poco dopo.

Nonostante in un primo momento il presidente Khan aveva dichiarato di non voler prendere una decisione affrettata, l’insanabile situazione che si era venuta a creare non poteva concludersi in un altro modo. I Jaguars sono sembrati essere una squadra senza identità, prevedibile e confusa. L’avventura di Urban Meyer a Jacksonville è stata un fallimento totale, sotto tutti gli aspetti, ma chissà che il primo licenziamento in 34 anni di carriera non possa permettere all’ex allenatore di Ohio State di capire che il mondo della NFL probabilmente non fa per lui, e che i successi ottenuti nel college football contano relativamente. Quel che è certo però è che la rinascita dei Jaguars è rimandata ancora una volta.

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