I Patriots sono già tornati

New England al Super Bowl? Bill Belichick coach of the year? Fino a qualche giorno fa sembrava surreale, ora non più

Il retrogusto è di quelli che fanno tornare indietro nel tempo, tipo la celeberrima madeleine di Proust: proprio quando nessuno più se lo aspettava, e proprio quando ormai sembrava finita un’epoca, rieccoci di nuovo qui, a parlare dei Patriots.

Dal loro ultimo Super Bowl, a dire il vero, sono passati solo tre anni. Eppure sembra un’eternità: da una parte per l’effetto della pandemia che ci fa sembrare lontano tutto ciò che precede il 2020, dall’altra per rivoluzioni in campo come il “divorzio” tra Tom Brady e Bill Belichick, che si erano imposti come uno dei sodalizi più vincenti in tutta la storia del football americano.

Il copione, fin qui, sembrava di quelli più classici: finisce un ciclo, si riparte da capo e si mettono in conto alcuni anni di ricostruzione, notoriamente duri per i tifosi.
Brady, come è noto, aveva già gettato alle ortiche questa narrazione prendendosi un Lombardy Trophy al suo primo anno a Tampa Bay. E se finora sembrava che a Belichick fosse toccata la parte più amara, ovvero quella di chi può solo vivere di ricordi, adesso bisogna ripensare da capo tutta la faccenda.

Mac Jones e Damien Harris

La partita dello scorso Monday Night Football sembrava fatta apposta per far da cornice a un colpo di scena. A Orchard Park c’era una giornata fredda e con un vento a 70 chilometri orari: una di quelle che fanno tremare i piedi dei kicker più navigati e che fanno capire ai rookie quarterback che l’università è davvero finita. In palio c’era la testa della classifica nella AFC East, e a uscirne vincitori sono stati appunto i New England Patriots, che hanno battuto i Bills per 14 a 10, giocando un football che non si vedeva più da un pezzo. Una strategia vecchia scuola, con solo tre passaggi (tre!) per il quarterback Mac Jones, mentre la palla veniva tenuta a terra, e con 45 tentativi per 222 iarde veniva cacciata giù nelle viscere della difesa di Buffalo.

E se finora era difficile come sempre capire cosa ribollisse sotto il cappuccio di Belichick, adesso ci sono i fatti a dare qualche indicazione in più: sette vittorie consecutive e un 1st seed in AFC che odora di playoff. Secondo i più romantici, a parlare chiaro è anche l’espressione del vecchio Bill sulla sideline: un ghigno che, azzardando un po’, ci sentiamo di poter definire come un sorriso. 

Così, nel bel mezzo di quello che doveva esser un altro anno interlocutorio, ecco che le conversazioni riprendono i temi dei vecchi tempi. Non sono discorsi qualsiasi: nei commenti dei tecnici si leggono parole come “Legitimate Super Bowl condender”, Mac Jones è dato per favorito per il premio al rookie quarterback, e c’è chi ora chiede a gran voce il riconoscimento come Coach of the Year per Bill Belichick. Déjà-vu, si potrebbe dire.

Certo, sono tutti discorsi ancora sulla carta, e come è noto serve tanto sudore per trascriverli su quelle pagine che si forgiano in campo. Mancano ancora quattro partite, e tra gli avversari figurano i Colts e di nuovo i Bills, che cercheranno vendetta: la strada è tutt’altro che in discesa. Nel frattempo, a Foxborough ci si gode la bye week da vincitori, mentre si parla del nuovo progetto da 225 milioni di dollari per il Gillette Stadium e di una classifica che fa ben sperare in chiave playoff. In tutto il resto degli Stati Uniti si cercano punti deboli e si fanno analisi, nella consapevolezza che ormai questi Pats non sono un fuoco di paglia.

Anche noi abbiamo voluto indugiare un attimo in questi “esercizi filosofici”, giusto per capire meglio cosa sta funzionando e cosa, invece, potrebbe andare storto.

PUNTI DI FORZA

Il momentum: Inutile negarlo: quando le cose vanno bene, sembra tutto più facile. Ce lo ricordano i cronisti in ogni partita, così come ce lo ricordano certi exploit a sorpresa nei playoff (come quello di Tampa Bay nella scorsa stagione, tanto per dirne uno). La partenza dei Pats era quanto di più lontano si può immaginare, rispetto a questo scenario: un record di 2-4 e sconfitte pure coi Dolphins e coi Saints, tutt’altro che irresistibili. Poi, la musica è cambiata: adesso le vittorie consecutive sono sette, e il record è di 9-4. Il primo posto nella AFC East e nella Conference stessa dicono una cosa sola: c’è ancora da fare, ma c’è anche un minimo di margine. E si sa, gestire è meglio che rincorrere.

La versatilità: Ci sono tanti modi per vincere, e sapersi adattare alle situazioni può fare la differenza. È noto, ma i Patriots hanno voluto sottolinearlo in più di un’occasione. Abbiamo visto la difesa di New England vincere giocando sia a uomo che a zona. Jakobi Meyers, Nelson Agholor e Kendrick Bourne si sono scambiati di volta in volta il ruolo di ricevitori-chiave. Mac Jones ha lanciato tra i 30 e i 50 passaggi in più di sei partite, e nella week 13 è uscito dal campo vincente con solo 2 passaggi completati su tre. È più che probabile che questa possa figurare come la statistica peggiore della sua carriera anche nei prossimi anni. Ma, come lui stesso ha ricordato, “Si gioca in 11, e finché si vince sono tutti contenti”.

Mac Jones: C’è chi dice che un po’ ricorda Brady. C’è chi replica che è un’affermazione quantomeno avventata. Il fatto è che la 15ª scelta assoluta di questo draft ha mostrato sin qui un esordio convincente. Durante l’estate ha soffiato il posto a Cam Newton, è partito titolare in tutti e 13 i match e ha collezionato 2.869 yard su passaggio più 16 touchdown, con 8 intercetti e con una percentuale di passaggi completati del 70,3 per cento. Bei numeri, che lo pongono, come detto, al centro delle conversazioni sul rookie QB of the year. Solo il tempo dirà se potrà fregiarsi anche del titolo di franchise quarterback in quel di New England, ma le premesse sembrano buone.

Mac Jones

DEBOLEZZE

La run defense: Se c’è un ambito in cui la pur solida difesa dei Patriots non ha convinto del tutto, è la difesa contro le corse. Il record conto avversari che hanno superato le 100 rushing yards è di 3 vittorie e 3 sconfitte, e seppure Belichick finora è riuscito a metterci una pezza, resta comunque un punto debole che gli avversari possono sfruttare.

La red zone: Se si parla di offense, il settore che più scricchiola sembra essere la gestione nelle ultime 20 yard prima della goal line. Anche qui, parlano i numeri: nelle sette vittorie consecutive, l’attacco dei Pats ha fatto un buon lavoro in red zone contro i Jets, contro i Panthers e contro i Browns, mentre nel resto delle partite è riuscito a concludere positivamente il drive meno del 50 per cento delle volte. Certo, è stato sufficiente per mettere abbastanza punti sul tabellone, ma nelle ostiche fasi finali della stagione potrebbe non bastare più.

Mac Jones: Ebbene sì: l’ottima stagione di Jones ne fa un punto di forza, ma di fronte alla partita contro i Bills qualche domanda salta fuori. In particolare, viene da chiedersi se il quarterback di New England venga reputato pronto per caricarsi la squadra sulle spalle nelle situazioni complicate. Tre passaggi in un intero match, per gli standard di oggi, sono pochi: per quanto riguarda i Patriots, non era mai accaduto a nessuno, e comunque non succedeva dal 1974. Certo, con condizioni così proibitive e con un reparto corse che stava funzionando bene, forse non era il caso di rischiare inutilmente. Però, dall’altro lato del campo, Josh Allen ha dimostrato che il gioco di passaggio non era impossibile, completando 15 passaggi su 30 con un guadagno di 145 yard, più un touchdown. Quindi, il dubbio sorge spontaneo: non si sono voluti correre rischi inutili, o si teme che per certe situazioni Jones non sia ancora pronto?


Certo, come abbiamo ribadito più volte, questa stagione – e in particolar modo la AFC – è un vero rebus, e qualsiasi previsione rischia di essere smentita. Anche per i Patriots non è diverso, e già il fatto che siamo qui a parlarne dimostra la tesi: chi lo avrebbe mai immaginato a inizio campionato, quando tutti guardavano a quell’abbraccio tra Brady e Belichick come a uno tra i  controversi memorabilia dell’epoca in cui New England dominava la NFL?

In questo week end tutte le domande e le aspettative resteranno in sospeso: la bye week darà modo ai tifosi di crogiolarsi ancora un po’ nella winning streak, e al coaching staff di lavorare sui punti deboli. Poi sarà il campo a fugare i dubbi. E chissà: magari Brady e Belichick, pur da fronti opposti, hanno ancora qualcosa da dire come protagonisti, nella NFL.

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