Field Goal: i tre temi più interessanti della tredicesima giornata NFL

L'analisi, da tre punti, della tredicesima giornata di campionato

Dicembre in NFL è già sinonimo di partite che valgono la stagione. Senza appello. Il Field Goal della settimana è dedicato a chi ha mostrato l’orgoglio di voler cambiare un destino che pareva già segnato. Gli Steelers si sono aggrappati al sogno playoff piegando al fotofinish i Ravens. Big Ben non molla l’osso, per lui questa sarà probabilmente l’ultima stagione. I Seahawks hanno mostrato al loro encomiabile pubblico che questo gruppo ci tiene ancora, anche se ormai sembra troppo tardi per svoltare, ma almeno che non è tutto sbagliato, tutto da rifare, in ogni caso: i 49ers hanno dovuto abbassare la testa. Infine i Lions, a un anno dall’ultimo successo, sono tornati ad assaporare la gioia di uscire dal campo col punteggio dalla propria parte: hanno piegato gli sciagurati Vikings all’ultimo secondo. La forza della disperazione fa miracoli. 

 

BIG BEN HA DETTO STOP

Ben Roethlisberger ha quasi 40 anni. Gioca immobile o quasi, ormai. Le voci di un ritiro a fine stagione sono così insistenti e autorevoli che a meno di imprevisti colpo di scena i prossimi saranno gli ultimi playoff a cui avrà la possibilità di partecipare. E non vuole lasciarsela sfuggire. E’ parso commosso a fine gara nell’assaporare la gioia di un’impresa, festeggiato dai suoi fedeli in Pennsylvania, dopo aver lanciato due touchdown per Dion Johnson nell’ultimo quarto. Abbastanza per piegare Baltimore, che non vale l’8-4 di record, ma si era presentata a casa Steelers davanti a tutti nella AFC. La difesa di Coach Tomlin ha messo a lungo in croce il solito pasticcione Jackson, con l’intercetto in end zone di Fitzpatrick e i sack di Watt, miglior cacciatore di quarterback stagionale con 16 “scalpi” all’attivo, come highlights. Ma sul più bello era sembrata crollare, come se il destino infausto stagionale fosse già scritto da un copione da ricostruzione imminente. E invece Lamar è mancato il tocco, Andrews non è arrivato sull’ovale, la conversione da 2 punti per vincere nei tempi regolamentari provata dal temerario Coach Harbaugh non ha pagato. Pittsburgh sospira di sollievo: è 6-5-1, i playoff non sono una chimera. Specie se lo spirito sarà questo, indomito. 


L’ENERGIA DI CARROLL

Pete Carroll ha 70 anni, un curriculum da Hall of Fame, una barca di soldi. Potrebbe viaggiare dalla mattina alla sera senza pensieri, e in parecchie città americane non avrebbe neanche il problema di dover pagare il conto nei locali: i risultati con Southern California al college e con Seattle in NFL gli varrebbero il credito e la richiesta di una foto, semmai. Eppure, anche con la squadra ora con 4 vinte e 8 perse, anche con un futuro di franchigia di cui non sembra poter far parte, resta sempre Pete Carroll. La rappresentazione vivente della pubblicità della Duracell, quello con l’energia inesauribile addosso che passa a complimentarsi con ogni giocatore a bordocampo, dopo uno stop difensivo. L’anima battagliera ha contagiato i Seahawks che hanno fermato i lanciatissimi 49ers. Carroll le ha provate tutte: la finta di punt trasformata in touchdown da 73 yards da Homer (non Simpson), l’occasione data all’immarcescibile Adrian Peterson che ha segnato una meta al debutto da Seahawk. Nel finale Dunlap, uno dei più criticati tra i suoi ragazzi, ha salvato la patria. Comunque vada, a maggior ragione se si riveleranno le ultime scene di un film di successo, un enorme grazie al Coach dal volto da ragazzo, il Brady degli allenatori per età “visiva”. L’avessero tutti, quello spirito…


L’ABBRACCIO GOFF-CAMPBELL

I Lions (1-10-1) non hanno giocato particolarmente bene, contro Minnesota. Ne hanno anzi combinate di tutti i colori nel finale, Coach Campbell tatticamente è una frana conclamata. E non hanno neanche salvato la stagione, quella è andata da un pezzo. Ma hanno salvato la faccia. L’incubo di finire la stagione senza successi è stato respinto. Con tante grazie a Cousins, capitan sciagura più che capitano Kirk, che ha fatto il fenomeno lanciando in meta per Jefferson invece di mungere il cronometro per poi chiuderla con un field goal. Ha concesso ai Lions la chance per la replica. Ma Detroit ha dimostrato orgoglio. Goff non è un bidone. Non varrà la prima scelta assoluta che i Rams spesero per lui, no, ma non è l’ultimo della fila quando c’è da manovrare un ovale. Ha lanciato per dei signori nessuno sino a trovare St Brown in end zone all’ultimo secondo per la gioia del successo liberatorio. Lo screenshot dell’abbraccio con Coach Campbell, che è tanto scarso quanto simpatico, è stato da pelle d’oca. Chi lo spiega ora a quelli che invocano il tanking sfrenato?

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