L’inesorabile crisi offensiva dei Seahawks

Nonostante il ritorno di Russell Wilson, i problemi dell'attacco di Seattle sono continuati ad aumentare

Al termine della partita contro i WFT, l’umore dei giocatori dei Seahawks è discorde. Se da una parte i difensori, tra cui Jamal Adams, mostrano frustrazione e rabbia per essere andati vicini alla vittoria, dalle parole di Russell Wilson e il resto dell’attacco traspaiono sconforto e insicurezza. L’intercetto di Fuller che ha sancito la terza sconfitta consecutiva dal ritorno del quarterback titolare, è stata la rappresentazione di come le due unità, offensiva e difensiva, abbiamo compiuto un’evoluzione opposta.

Non è un mistero che negli ultimi anni l’attacco dei Seahawks abbia sempre avuto i soliti limiti e le solite lacune, eppure poco o nulla è mai stato fatto per trovare rimedio. L’infortunio di Wilson, complice la titolarità di Geno Smith, ha “mascherato” per alcune settimane i primi segnali d’allarme. Ma mentre l’attacco faticava, la difesa guidata dal coordinatore difensivo Ken Norton Jr.’s è stata costretta ad alzare il livello delle proprie prestazioni, concedendo dalla sesta giornata – la prima senza Wilson in campo – solamente 16,7 punti di media, il terzo miglior dato della lega.

Con un attacco che non riusciva a prendere il controllo del gioco, Bobby Wagner e compagni sono stati chiamati in campo per circa 36:26 minuti di media ogni settimana (massimo in NFL), diventando presto sempre più protagonisti della partita. La difesa dei Seahawks, non a caso, ha subito solamente un touchdown su appena il 16,7% dei drive difensivi giocati, mostrandosi estremamente solida anche in red zone. Proprio per questo motivo, l’inefficacia offensiva della squadra ha dato ancor più nell’occhio: se prima ed essere messa sotto accusa era sempre la difesa, ora la situazione si è ribaltata

L’obiettivo di arrivare ai playoff è praticamente sfumato nel Monday Night Football. La quasi inevitabile prima stagione con un record negativo degli ultimi 10 anni (l’ultima era stata appunto nel 2011), costringerà la dirigenza dei  Seahawks a porsi molte domande. Il destino della franchigia è arrivato ad un bivio inevitabile.


L’ATTACCO NON GIRA PIÙ

L’impressione negli ultimi anni è sempre stata quella che l’attacco dei Seahawks girasse in base alle condizioni e all’emotività di Russell Wilson. Eppure, uno dei grandi limiti della gestione offensiva potrebbe esser stato proprio questo: non aver mai aiutato concretamente uno dei quarterback più forti della NFL. Nel football, così come in molti altri sport di squadra, il singolo può fare la differenza, ma da solo non sarà mai in grado di raggiungere il successo. E aver portato allo stremo questa situazione, spremendo fisicamente e mentalmente tutte le risorse del 33enne, ha fatto saltare il banco.

I numeri registrati nel Monday Night Football contro WFT mostrano con particolare evidenza come qualcosa si sia rotto. Basti pensare alle sole 267 yard totali guadagnate, di cui 96 solo nell’ultimo drive, tenendo il pallone per appena 18 minuti e 20 secondi (Seattle sta viaggiando a 24,42 minuti di media, il peggior dato della NFL). L’attacco, 25esimo per punti di media a partita, ne ha prodotti solamente 9.3 nelle ultime tre, faticando in maniera enorme ad entrare in ritmo. Il gioco di corse è inesistente e principali target offensivi come Metcalf – che non aveva ancora ricevuto una yard ad un minuto dalla fine – e Lockett non riescono ad essere più incisivi.

Evidenti difficoltà le ha palesate anche Wilson, che probabilmente non si è ancora del tutto ripreso dall’infortunio al dito della mano – contro Washington non ha mai ricevuto uno snap direttamente sotto il centro per evitare eventuali colpi al dito: “Non mi sono mai trovato in una situazione del genere ma quello che so è che c’è un solo modo di reagire…” ha dichiarato nel post partita lo stesso quarterback. Ma la realtà è che il numero 3 va aiutato, il prima possibile. La linea offensiva ha concesso 35 sack in stagione, il terzo peggior dato della lega, 8 dei quali dal left tackle Duane Brown. Non è un mistero che senza una linea adeguata l’attacco non possa girare, ma nel corso degli ultimi anni il front office è sembrato quasi scordarselo, sbagliando numerose decisioni tra free agency e draft.

Un aspetto, in particolare, sintetizza però i problemi che sta avendo Seattle in questo momento: la conversione dei “third down”. I Seahawks sono la terza peggior squadra della NFL per conversione dei terzi down, e Wilson è il quarterback che subisce più sack e quello con la peggior percentuale di passaggi riusciti (35.1%) in questa situazione. È logico pensare che una delle cause principali di tali numeri sia l’offensive line, e di fatto è così. Durante l’arco della stagione, nessuno giocatore di linea è riuscito a non concedere un sack, evidenziando grossi limiti tecnici e atletici. La mancanza di un riferimento complica il processo di ricostruzione di uno dei ruoli più importanti nel football.

Ma gli errori non sono arrivati solo dalla OL. Lo stesso Wilson infatti non è mai riuscito a trovare con continuità i suoi ricevitori, provando come la riuscita degli schemi e dei suoi stessi lanci siano iniziati ad essere un difetto dal peso specifico. In situazioni di terzo e corto, con il numero 3 in campo, Seattle converte il 75% delle volte, in situazioni di terzo e medio (4-6 yard) il 21.4% delle volte e in situazioni di terzo e 7, o più yard, il 13.9% delle volte. Ciò che si evince da queste statistiche è che i Seahawks riescono con discreta facilità a convertire quando è preferibile far correre il pallone, ma faticano in maniera evidente quando sono chiamati a lanciare, come ha fatto notare anche lo stesso Pete Carroll: “È l’aspetto su cui dobbiamo più migliorare”.

Dando uno sguardo alle altre squadre, la maggior parte dei quarterback – in queste situazioni – fa affidamento sui target più sicuri, sui cosiddetti playmaker. Davante Adams per Aaron Rodgers, Stefon Diggs per Josh Allen e Cooper Kupp per Matthew Stafford. Tutti ricevitori in grado di prendere distanza dal difensore e di assicurare un possesso sicuro, ovvero quello che accadeva ormai anni fa con Doug Baldwin. Per Wilson il target numero uno è D.K Metcalf, al secondo posto invece c’è il ricevitore Freddie Swain, che in stagione è stato bersagliato 9 volte, 3 in più rispetto a Tyler Lockett e Gerald Everett messi insieme (6). Le ultime prestazioni hanno certificato le difficoltà di Russell Wilson nel trovare i suoi bersagli, e come gli stessi ricevitori facciano fatica a farsi trovare smarcati. Seattle ha il necessario bisogno di implementare il gioco di passaggio, di renderlo più veloce e dinamico.

LA FINE DI UN’ERA?

Dopo 12 giornate, con un record di 3 vittorie e 8 sconfitte (solo Lions, Texans e Jaguars hanno fatto peggio) è arrivato il momento per Pete Carroll e il general menager John Schneider di affrontare la dura realtà e i rumor sul futuro di Russell Wilson. È innegabile che la situazione attuale non possa far felice il quarterback, che nel 2020 fu addirittura insoddisfatto di aver terminato la stagione con un record di 12 vittorie. E allora, se la situazione dovesse continuare così, sarà conveniente per entrambi proseguire assieme?

Pete Carroll e Russell Wilson

Se la risposta dovesse essere affermativa, l’obiettivo del front office dovrà essere quello di rinforzare la squadra il più possibile, cercando di spendere soldi durante la free agency. Il basso numero di scelte al Draft (solo 6, senza nessun primo giro) impedirà una parziale ricostruzione attraverso la selezione dei giocatori dal college, proprio per questo motivo l’approccio al mercato dovrà essere, ora più che mai, attento e mirato. In queste situazioni, il rischio di pagar in maniera eccessiva un giocatore è sempre dietro l’angolo. E se la valutazione dei free disponibili non dovesse esser ritenuta sufficiente, allora sarà il caso di pensare di cedere qualche big in cambio di pick.

Al prossimo Draft che si terrà a Kansas City, i Seahawks si presenteranno con appena due scelte in top 100. Aver da poco rinnovato alcuni dei migliori giocatori della squadra (Wagner, Lockett, Adams, Ford, Carson) rende ovviamente più difficile scambiarli. Per questo motivo una delle soluzioni potrebbe essere quella di provare a cedere alcuni dei giocatori scelti nel 2019, anziché estendere i loro contratti: eccetto Metcalf nessuno appare indispensabile.  Negli ultimi anni, alcune delle prime scelte sono state investite male o non hanno avuto l’impatto che il front office si era augurato, vedi il caso Rashaad Penny (selezionato al primo giro del 2018 ) o il defensive end L.J. Collier (selezionato al primo giro del 2019), intaccando il processo di rinforzamento della squadra, in particolare quello legato alla linea offensiva, vero e proprio tallone d’achille di Seattle.

Se la risposta dovesse invece essere negativa e la volontà di Wilson e della dirigenza fosse quella di prendere due strade opposte, beh allora l’unica alternativa sarebbe il rebuilding: la free agency o il Draft non permetterebbero di sostituire un giocatore come Wilson nell’immediato. A quel punto bisognerebbe trovare una squadra, di comune accordo, in grado di offrire un numero elevato di scelte e che abbia sopratutto spazio salariale per assorbire il ricco contratto del quarterback. I Saints potrebbero essere per Wilson la soluzione più logica, una franchigia che dopo aver perso Brees sta ancora cercando la propria identità e che regalerebbe al numero 3 uno degli attacchi più solidi della NFL. I Giants, d’altro canto, sarebbero la squadra con l’offerta migliore per i Seahawks (Daniel Jones e alcune prime scelte) e la destinazione preferita di Ciara Wilson, moglie del quarterback.

Quale delle due strade decideranno di percorrere solo i tempo ce lo dirà, ad oggi la situazione in casa Seattle appare piuttosto incerta. Il 15 luglio 2020, con la trade per Jamal Adams, la dirigenza sperava di aver trovato il tassello mancante per poter competere fino in fondo, ma la realtà, dopo due stagioni, e decisamente un’altra: i Seahawks hanno bisogno di riorganizzare e progettare il futuro, limitando i danni nel presente.

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