Field Goal: i tre temi più interessanti della dodicesima giornata NFL

L'analisi, da tre punti, della dodicesima giornata di campionato

La potenza di Fournette, la classe di Rodgers, la perseveranza di Coach Belichick. Sono questi i tre punti del Field Goal della settimana NFL. Eccoli, nel dettaglio.

 

EVERYDAY LENNY 

In principio fu Playoff Lenny. Adesso Leonard Fournette ha reso lo straordinario cosa di tutti i giorni per Tampa Bay. O quasi. I campioni in carica hanno aspettato a lungo prima di rinnovare il running back cardine della cavalcata trionfale sino al Super Bowl 2021, poi stravinto in casa. Ci hanno pensato parecchio, temendo potesse trattarsi di un lampo tanto abbagliante quanto irripetibile. Poi hanno fatto la scelta giusta. Fournette è stato con Gronkowski e Brown l’unica certezza per Brady in attacco in questa stagione. E a differenza degli altri due s’è rivelato sinora infrangibile. Sempre presente. Cresciuto da ricevitore, rendendo quasi superfluo l’ingaggio di Bernard, running back ricevitore da 3° down nei piani originali di Coach Arians. E da cavallo da tiro continua a mostrare fisicità, cattiveria agonistica e un’affidabilità straordinaria. C’è sempre.

Pochissimi errori, coperta di Linus per il suo illustre quarterback che si sente strillare “Lenny” spesso e volentieri. Contro i Colts, a Indianapolis, Lenny ha esagerato. Ha corso per 100 yards, ricevuto per altre 31, soprattutto ha segnato 4 mete. Inclusa quella a 20” dalla fine che ha consentito ai Bucs di sbancare Indy. E in più s’è improvvisato capopopolo all’intervallo, strigliando i compagni dopo una prima mezzora di gioco indecente per indolenza e superficialità. Se le corse funzionano per Brady diventa tutto più facile. Specie coi recenti rientri di Gronk e Miller e quello che pare imminente di Brown. Perché Godwin e Evans non sono mica male, ma le pedine che fanno la differenza in attacco le ha portate in Florida Thomas, come lo chiama – ma poi perché? – Coach Leftwich. Lenny ha rinunciato a prendere più dollari altrove per vincere ancora con Tampa. E si sta portando avanti per permettere ai Bucs di riuscirci.

Leonard Fournette

RODGERS FOR MVP

Non fa molto per rendersi simpatico. Pensiero indipendente, spesso controverso, mai uniformato al politicamente corretto. Orgoglioso, pretenzioso, troppo intelligente per non sentirsi costretto dal copione delle procedure di vita statunitensi. Ma Aaron Rodgers gioca a football come nessuno al mondo. Può piacere o meno il personaggio, ma il quarterback è una delizia per gli occhi. Sta giocando da un paio di partite con il mignolo del piede sinistro fratturato. Puntura antidolorifica prepartita e via…Quasi 400 yards e 4 touchdown lanciati contro Minnesota, oltre 300 yards e 2 touchdown nel successo sui Los Angeles Rams. Un mostro. Ha perso Tonyan per infortunio per il resto della stagione, ha appena recuperato Jones e subito perso Cobb, a gara in corso. Cambiano gli interpreti, non il risultato: un suo bersaglio con l’ovale in mano, trovato dal fenomeno californiano. Green Bay è 9-3 di record, il secondo migliore della lega, e cosa siano i Packers senza di lui l’ha raccontato la partita in cui lui non c’era, fermato dal Covid. Love, suo sostituito e presunto successore, non ci ha messo mano.

I verdi del Wisconsin hanno rischiato lo zero a tabellone, come punti, a Kansas City. Semplicemente, Rodgers è il campione che fa di più con meno a disposizione, in NFL. Ha vinto l’MVP nel 2021 e lo merita anche nel 2022. Perché quando Brady ha perso Bronk e Brown ha rallentato. Lui fa grande chiunque. Perché Murray vanta il miglior record con Arizona, ma qualcuno potrebbe persino argomentare che in sua assenza McCoy abbia giocato persino meglio di lui. O quantomeno con meno errori. Perché Stafford ha appena straperso il confronto diretto, e Prescott nonostante il ben di Dio che ha a disposizione In Texas in attacco tende a steccare più che ogni tanto. Perché Taylor è un superbo running back, ma i Colts sono appena 6-6 di record e nel 2021 i quarterback incidono sulle partite come nessun altro. A Green Bay ci pensino bene prima di immaginare un futuro senza Rodgers da fine stagione, comunque vada…

Aaron Rodgers

LA DIFESA DI BELICHICK

Rieccolo. Il Coach antipatico, che a confronto Rodgers è la compagnia ideale per una serata da Buffalo Wild Wings. Sempre quello di poche parole e tanti fatti. Quello che da 25 anni forgia difese d’acciaio, con l’unica sciagurata eccezione di quella (non) presentata al Super Bowl di Minneapolis contro Philadelphia, nel 2018. Quello che già nel 1987 mandava sul gridiron di Pasadena una difesa dominante, quella dei Giants di Lawrence Taylor, capace allora di ribaltare i Broncos di John Elway al Super Bowl. Matita all’orecchio, pochi concetti chiari, do your job, fai il tuo lavoro, senza strafare, ma anche senza rimanere “corto”, come mantra. Allora disegnava concetti sulla lavagna rovesciata, ora, dopo aver colpevolmente rinunciato a Brady, a 69 anni s’è trovato a fronteggiare critiche che non riceveva da un ventennio.

Ha sbagliato la scelta Newton, fragorosamente, ma ha azzeccato, lui che al Draft storicamente ne ha prese poche, quella di Mac Jones. Il quarterback matricola da Alabama lo sta ricompensando domenica dopo domenica, maturo oltre i suoi anni. Ma è la difesa quella che ha permesso ai Pats di vincere sei partite di fila e issarsi 8-4 di record, davanti a tutti nell’AFC East. Judon, con i suoi 11.5 sack, è un incubo per ogni quarterback avversario. La secondaria poi è favolosa: Jackson ha già 7 intercetti, le safety, Dugger e Phillips, incantano. Durante il filotto vincente i Pats hanno concesso appena 10.5 punti agli avversari. Il vecchio Bill non si sbilancia, saggio e scontroso. Ma se la gode. New England dovrà mostrare con Bills e Colts di valere questo record, ma a oggi è difficile immaginarla fuori dai playoff. E il marchio di fabbrica è lì da vedere: la difesa di Coach Belichick. Tanto per cambiare.

Andrews
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