Diamo a Mixon quel che è di Mixon

Quando si guarda ai migliori running back della NFL il suo nome non compare quasi mai, eppure i suoi numeri raccontano altro

Al termine del secondo quarto, i giocatori degli Steelers tornano negli spogliatoi a testa bassa, quasi sollevati di dover lasciare il campo. La tempesta che li sta colpendo è spinta dall’urlo dei 63mila del Paul Brown Stadium, estasiati da quanto visto fino a quel momento. I Bengals dominano, arrivano e colpiscono da tutte le parti. Senza pietà. Mike Tomlin guarda sconfortato il punteggio sul tabellone – che in quel momento recita 31 a 3 – quasi sperasse che una soluzione possa piovere dal cielo.

Cincinnati va a segno in tutti e quattro i primi drive giocati: si affida ai lanci di Burrow, alle ricezioni di Higgins, alle corse di Mixon. Mette in mostra tutto l’arsenale, dominando dal primo all’ultimo minuto. Era dal 2009 che le tigri non battevano Pittbsurgh entrambe le volte in stagione, dal 1989 che non lo facevano con questo margine e dal 1988 che non ci riuscivano segnando così tanto.

Il 41 a 10 finale – che non lascia spazio a interpretazioni – certifica i progressi di Cincinnati, capace di sfoggiare tutta la propria poliedricità offensiva, grazie ad un corpo ricevitori completo, una linea offensiva in crescita dopo l’arrivo del coach Frank Pollack e un gioco di corse condotto da uno dei migliori running back della lega.


WIDE ZONE

Dopo aver segnato il suo primo touchdown della partita, le telecamere sulla sideline circondando Mixon; è in quel momento che il running back inizia ad indirizzarle tutte verso gli offensive lineman. Si complimenta con i suoi compagni, li ringrazia uno ad uno. Lui, più di chiunque altro, sa quanto sia stato decisivo il loro contributo. La prova dominante con la quale ha messo a ferro e fuoco la difesa degli Steelers, ha mostrato come l’evoluzione del numero 28 abbia permesso ai Bengals di accendere definitivamente la fiamma dell’attacco, così come dichiarato da Joe Burrow: “Quando Joe corre in questo modo, per noi si aprono numerose opzioni. Diventa tutto più semplice”.

Le 165 yard corse da Mixon, che rappresentano il suo massimo in carriera, sono state la tredicesima miglior prestazione nella storia contro Pittsburgh, la migliore da quella prodotta da Leonard Fournette nel 2017.  Ma i numeri messi a segno da Mixon non sono il solo frutto del singolo, ma del lavoro sinergico del running back con la linea offensiva, magistralmente orchestrata da Frank Pollack, tornato a Cincinnati proprio quest’anno. Per poter capire meglio perché Mixon sia diventato così determinante nell’economia offensiva dei Bengals, dobbiamo prima spiegare il concetto di “wide zone” e il suo utilizzo.

Allenatori come Mike Shanahan, Gary Kubiak e Alex Gibbs hanno vinto dei Super Bowl impostando il proprio sistema offensivo attorno alla wide zone. Frank Pollack, prima di tornare in Ohio, implementò il medesimo sistema nell’attacco dei Cowboys, esaltando la versalità e l’efficacia di questo schema con Ezekiell Elliott. La wide zone è dunque un gioco di corse a zona che prevede il movimento all’unisono della linea offensiva in una direzione (sinistra o destra) per creare corsie spostando la difesa orizzontalmente, a differenza del “power” o “gap runnig” che prevede invece un movimento in verticale intento a spingere indietro la difesa avversaria. Per questo motivo nello zone blocking è importante avere lineman tecnici piuttosto che lineman predisposti allo sfondamento centrale.

A questo punto entra in gioco il running back, che deve essere bravo a seguire i movimenti della linea per poterli aiutare a contenere difensori. Il compito, in questo caso di Mixon, è quello di dirigersi nella medesima direzione dell’ultimo bloccante (il tight end o il tackle), prima di compiere l’eventuale sterzata dalla parte opposta. Le abilità e le capacità di lettura di chi porta il pallone diventano quindi due delle principali componenti dell’azione, che ne migliorano ovviamente la riuscita.

Nel video un esempio di wide zone giocata dai Bengals: scoccato la snap, la linea offensiva inizia a muoversi verso destra, mentre Mixon punta a correre verso Drew Sample, il tight end con la maglia 89. A quel punto entra in gioco la lettura del running back, che sterza immediatamente verso sinistra per correre lungo il corridoio che si è venuto a formare. 

In questo caso Mixon esegue egregiamente i due suoi compiti principali; aiutare la linea offensiva ad indurre i difensori verso il lato del campo disegnato (muovendosi proprio in quella direzione, il cosidetto "pressing the hole") per poi deviare - facendo perno sul piede destro - verso il lato opposto cogliendo di sorpresa quest'ultimi ormai bloccati dagli offensive lineman.

 

Il numero 28 dei Bengals sta dimostrando di possedere una predisposizione ad entrambe, esaltando le chiamate di Pollack e viceversa. Cincinnati sta trovando proprio nella grande pazienza e nell’esplosività di Mixon una delle principali armi offensive. Come rivelato da Next Gen Stats, in questa stagione Mixon ha corso 727 yard (dietro solo alle 728 di Nich Chubb) all’esterno del tackle, ovvero in una wide zone in cui il running back decide di premer il pedale del gas in direzione dell’ultimo bloccante e di corrergli affianco.

 

NUMERI DA RECORD 

13 touchdown totali (secondo in NFL), quarto per yard totali, massimo in carriera per yard a partita, massimo in carriera in touchdown, a segno in 8 partite consecutive, 2 marcature nelle ultime 4 gare consecutive: bastano questi numeri per dare una dimensione della grandezza di Mixon, eppure il suo nome compare troppe poche volte tra i migliori della lega. I Bengals nelle ultime due partite hanno portato a casa due vittorie, non affatto scontate. La prima in casa dei Raiders, capaci di battere poi i Cowboys a Dallas, e la seconda, come detto in precedenza, contro i rivali divisionali. In entrambe le gare, non a caso, il numero 28 è stato il grande protagonista. Il bye ha permesso a Cincinnati di riorganizzare le idee e di interrompere il momento di maggiore difficoltà, causato dalle sconfitte contro i Jets e i Brown (due squadre non proprio in salute).

Nell’anno in cui i running back più forti subiscono gravi infortuni (vedi Derrick Herny, Christian McCaffrey e Dalvin Cook) è la grande condizione fisica di Mixon ad avere maggiore risalto. Una squadra che offensivamente può contare su un quarterback talentuoso come Burrow, sul probabile rookie offensivo dell’anno – Ja’Marr Chase – due ricevitori abili sul profondo come Higgins e Boyd e un half back al top della forma, diventa un incubo per le difese avversarie. “Se la difesa fa di tutto per fermare Chase per noi non è un problema, abbiamo Higgins dall’altra parte e Boyd al centro. Abbiamo delle armi offensive di cui ci fidiamo, questo è fantastico “, ha detto proprio l’head coach Zac Taylor.

I Bengals stanno mostrando uno degli attacchi più completi e efficaci dell’intera lega, che molto probabilmente dominerà gli anni a venire vista la giovane età degli interpreti. Un gruppo ricco di playmaker guidato da un giovane allenatore dalla mentalità offensiva e un coaching staff in grado di tirar fuori il meglio dai giocatori a disposizione. Un modello per certi versi simile a quello dei Rams nel 2018, dei 49ers nel 2019 e dai Titans nel 2020: tre squadre con un sistema di corse dinamico e innovativo.

A 6 giornate dal termine della regular season, di cui una contro i Ravens, distanti una sola partita, Cincinnati è pronta a regalarsi un rush finale da dentro o fuori. I playoff, che mancano ormai dal 2015, rappresentano l’obiettivo minimo e il passepartout per entrare nuovamente tra le grandi della NFL. E per Mixon, se dovesse continuare a produrre questi numeri, anche la prospettiva di portarsi a casa qualche premio individuale e i riconoscimenti che merita. Perché i numeri, nel football, più che in ogni altro sport, contano. E i numeri di Joe Mixon fanno davvero paura.

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