Field Goal: i tre temi più interessanti dell’undicesima giornata NFL

L'analisi, da tre punti, dell'undicesima giornata di campionato

Il mondo NFL, pronto a mettersi a tavola per il Ringraziamento americano, tacchino e football come menù, è un Ordinary World per dirla come la cantavano i Duran Duran. Non c’è una singola squadra che si possa definire non solo come “da battere”, ma neppure come “corazzata”. Tennessee, Dallas e Green Bay sono solo le ultime a mostrare fragilità da pacco Amazon del Black Friday recapitato a casa rotto. Ci sono però le eccezioni individuali, la straordinarietà di Justin Jefferson e Jonathan Taylor, ad entusiasmarci rispetto ai lavori in corso collettivi. Questi i tre punti del Field Goal della settimana. Buona lettura!

 

I JEFFERSON

E’ il titolo di una serie TV di successo sbarcata anche in Italia negli anni Ottanta. Ma anche l’essenza dei Minnesota Vikings, a oggi. La squadra di Jefferson. Il ricevitore secondo anno, lui ne ha 22, da Louisiana State, tiene in vita le speranze playoff purple con l’ennesima prestazione da mostro, nel successo su Green Bay. Se volete entrare nel cuore della gente del Minnesota, che si definisce “nice”, cordiale, ma è tosta perché a un inverno a -15 gradi di media ti tempra, e da ex residente a Minny, me lo ricordo bene, ricordatele un’impresa contro i rivali di sempre, i Packers del vicino Wisconsin. Se siete addirittura voi a griffare l’impresa berrete gratis, birra mi raccomando, nei pub cittadini sino alla vecchiaia. Jefferson ha esibito una prestazione da 169 yards di prese e due mete, contro Green Bay. Quando i Vichinghi dettero l’addio a Diggs, l’uomo del Minneapolis Miracle, quello che trasformò l’acqua in vino, pardon la sconfitta già scritta con i Saints in vittoria, ai playoff 2018, beh, i mugugni in città diventarono più ricorrenti di un fastidioso singhiozzo. E invece si è rivelata la mossa giusta: per il ricevitore, consacratosi definitivamente a Buffalo, e per i Vikings, bravissimi a selezionare con la scelta numero 22 del Draft 2020 il suo sostituto, appunto Jefferson. Quarto miglior ricevitore NFL per yards di prese, ben 944, nonostante a lanciarlo abbia Cousins, che non c’è verso di confondere con Brady o Rodgers, e debba dividere “la spesa” con Adam Thielen, un professore del gridiron camuffato da ricevitore. E l’impressione è che questa sia solo la punta dell’iceberg. Il bello deve ancora venire…


TAYLOR È SWIFT

Il running back degli Indianapolis Colts non ha la pubblicità dei vari Henry, Chubb, Elliott o Kamara. Però è dannatamente buono. Il migliore in stagione, sinora, per produzione. Ha già scollinato quota 1000, e parliamo di yards, beninteso. Sono 1122, per l’esattezza, macinate in appena 11 partite, oltre 100 di media per gara. Anche lui è appena un secondo anno, gambe fresche, per il 22enne da Wisconsin University. E’ swift, rapido, meno carino e immaginifico, ma certo di successo come la cantante pop statunitense. I cinque touchdown segnati contro Buffalo, nel successo che ha fatto scollinare Indy oltre il 50% di vittorie, il 6-5 di record significa aver raddrizzato la partenza falsa, gli valgono finalmente la vetrina che meritava da tempo. L’ironia della sorte è che raccoglie il testimone lasciato suo malgrado da Derrick Henry, rivale divisionale dei Titans, infortunato. L’AFC South pare diventata la casa dei fenomeni, quando si parla di running back contemporanei.


ORDINARY WORLD

Il ritornello della stagione è il titolo della canzone hit del gruppo pop britannico di un passato non ancora remoto. Il miglior record della lega lo esibiscono gli Arizona Cardinals. Gli stessi Cards che sono stati spazzati via solo una settimana fa dai derelitti Carolina Panthers. L’unica certezza è che non ci sono certezze. Proprio quando ti stai per convincere che la difesa dei Packers possa finalmente tenere il livello di Aaron Rodgers la vedi implodere fragorosamente, quando provi a ripeterti che l’attacco dei Cowboys può tenere Dallas in partita, in qualsiasi partita, lo vedi incepparsi come un orologio con la pila da sostituire, nel Missouri. Quando pensi che i Titans lo siano di nome e di fatto, indistruttibili nonostante gli scherzi del destino, tradotti in infortuni a raffica, ecco che Houston si presenta a Nashville e impone a Tennessee una lezione di country music sul gridiron. Se ti fai battere in casa da Taylor…E insomma, gira e rigira, i Chiefs rischiano di essere i meno peggio, nella AFC, ora che hanno ritrovato la ferocia difensiva. Mahomes non è ancora quello dei giorni migliori. E ok che la cronaca ci dice che non è il caso di fidarsi di nessuno, ma almeno lui un’apertura di credito la merita, no?

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