Le cinque delusioni di Week 10

Ci sono alcune sconfitte che non fanno arrabbiare, semplicemente si rimane soltanto delusi dal risultato o dalla prestazione

Una delle frasi più celebri dell’antichità è certamente la locuzione “In medio stat virtus”, letteralmente “la virtù sta nel mezzo”, ad indicare come il perfetto stato d’animo sia nell’equilibrio e non negli estremi. Questo concetto è un mantra per tutti gli allenatori e giocatori di football che li invita a rimanere morigerati nelle vittorie e sereni nelle sconfitte, non esagerando l’impatto di una singola partita o azione.

Tutte queste belle parole vanno automaticamente alle ortiche nel momento che entra nella discussione il tifo. Caratteristica principale del tifoso è il reagire irrazionalmente a qualsiasi risultato, sia esso positivo o negativo. La propria squadra vince? “SIAMO DA SUPER BOWL!”. La propria squadra perde? Inizia a guardare ossessivamente i migliori prospetti del prossimo anno, convinto che avranno la prima scelta.

Altre volte però si instaura una nuova emozione tra questi due estremi: la delusione. A volte la propria squadra gioca in maniera talmente poco ispirata, da non permettere nemmeno una sana incazzatura.

Non sarà il “In medio” tanto caro ai filosofi, ma nell’esperienza emotiva del tifoso è in fondo una specie di equilibrio.

Ecco (la nostra) top 5 delle maggiori delusioni nell’ultima settimana di football NFL:

1 Russell Wilson non era ancora pronto

Tornare prima da un infortunio è uno dei gesti più coraggiosi che un atleta possa fare. Provare a superare il dolore, affrettare la riabilitazione e rischiare una ricaduta è sicuramente degno di nota e di rispetto.

Russell Wilson si è infortunato il medio della mano destra il 7 ottobre e sembrava dovesse stare fuori dalle 6 alle 8 settimane. Nonostante la diagnosi, Russ ha saltato solo tre partite e domenica si è presentato in campo per la sfida contro i Green Bay Packers, grazie anche ad una riabilitazione da supereroe (si parla di circa 19 ore al giorno).

Nonostante gli sforzi, Wilson ha prodotto la peggior prestazione della carriera, con 20 completi su 40 tentativi, 161 yard, nessun touchdown e due intercetti. Per la prima volta dal 2011 (l’anno prima che scegliessero Russ al Draft), i Seahawks sono rimasti a zero punti, sprofondando all’ultimo posto della NFC West con solo la matematica a dar loro ancora speranze di playoff.

Wilson sano è uno dei migliori giocatori sulla faccia della Terra, ma vederlo far peggio della sua riserva (Geno Smith) fa male al cuore.

2 Forse OBJ non era l’unico problema

Dato che la top 5 di oggi è in tema proverbi, uno dei miei preferiti è “Addition by Subtraction”. L’idea che si possa migliorare tagliando i rami secchi si abbina perfettamente alle speranze dei tifosi dei Browns, che dopo aver visto andar via Odell Beckham Jr. si aspettavano una grande prova contro i Patriots.

Nulla di più lontano dalla realtà, con i Browns che sono stati distrutti 45-7 non riuscendo a vincere il confronto in nessuna fase del gioco e perdendo inoltre Mayfield per infortunio.

Dopo essere partiti 3-1, Cleveland si ritrova ora 5-5 e nel pieno della corsa agli ultimi posti ai playoff.

Per la storia recente dei Browns potrebbe anche essere una buona stagione (tre annate con almeno il 50% di vittorie dal 2000), ma dopo l’anno scorso ci si aspettava il salto di qualità e che lottassero per il titolo.

3 I Bucs perdono senza avere un’ultima chance

Ogni tanto semplicemente capisci che non è la tua giornata. Ti svegli storto, il caffè è finito, hai perso al fantasy football, trovi traffico per andare a lavoro e da lì va sempre peggio.

Per i Buccaneers è stata una domenica simile a tanti nostri lunedì mattina. Nel primo quarto i tre drive hanno prodotto un punt e due intercetti. Ovviamente la partita ha seguito il canovaccio iniziale, nonostante l’infortunio a Chase Young.

Nell’ultimo quarto, dopo un touchdown dei Bucs per andare a meno quattro, Washington ha tenuto l’ovale per dieci minuti e mezzo di fila (10:26 per la precisione, il drive più lungo della stagione), con un drive infinito da 19 snap ed entrando in end zone con 29 secondi rimasti.

Mentre tutti si aspettavano l’ennesima rimonta firmata Tom Brady, Taylor Heinicke ha dominato il quarto quarto e firmato un upset che in pochi si sarebbero aspettati.

4 I Ravens non trovano continuità

Qualche tempo fa su The Blitz, Leonardo Rafanelli ha scritto un bellissimo articolo su come Lamar Jackson fosse croce e delizia dei Ravens, paragonandolo al protagonista di uno dei romanzi gotici per eccellenza “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” di Robert Louis Stevenson.

Era il 23 settembre e nel frattempo i Ravens hanno decisamente seguito il loro quarterback. I Ravens al momento sono 6-3, con vittorie contro Chiefs, Colts e Chargers e sconfitte contro Dolphins, Bengals e Raiders.

Nel Thursday Night hanno perso 22-10 contro I Miami Dolphins che avevano tenuto sotto gli 11 punti solamente i Texans la settimana scorsa.

I Ravens rappresentano un mistero, potrebbero tranquillamente vincere il Super Bowl come iniziare una striscia negativa e finire fuori dai playoff. Le prossime settimane saranno decisive, perché avranno cinque sfide nella division (due a testa con Browns e Steelers, una con i Bengals) e due contro eccellenze della NFC (Rams e Packers). Inoltre, settimana prossima andranno a Chicago contro i Bears, sulla carta una partita facile, ma con i Ravens non si sa mai.

5 Pareggio?!

In realtà non è tanto un problema per i tifosi delle due squadre il pareggio tra Steelers e Lions. Pittsburgh non vince contro una delle peggiori squadre della Lega, ma rimane lo stesso in corsa per la division ed erano senza Roethlisberger, mentre i Lions finalmente non perdono una partita.

La realtà che il pareggio sembra sempre un abominio per uno sport come il football americano.

Da quando hanno cambiato le nuove regole sui tempi supplementari, i pareggi sono sempre più frequenti e nessuno può essere contento quando accadono.

Il pareggio è l’essenza stessa della delusione: non accontenta nessuno e lascia l’amaro in bocca.

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