Field Goal: i tre temi più interessanti della decima giornata NFL

L'analisi, da tre punti, della decima giornata di campionato

La difesa dei Packers catapulta il rientrante Rodgers in testa alla Conference più tosta. Dura vincere in inverno, magari sotto la neve, a Green Bay col Lambeau Field gremito e Aronne dietro al centro se i verdi manterranno il vantaggio campo. La difesa dei Bucs è invece una Candid Camera che fa ridere ogni quarterback avversario che si trasforma in Joe Montana ogni volta che affronta la rammendata secondaria di Tampa. I campioni in carica sono al bivio: o recuperano gli infortunati o la coperta rischia di diventare troppo corta persino per Brady. I tre punti del Field Goal della settimana sono completati dal pari tra Pittsburgh e Detroit. Perché udite, udite, molti giocatori non sapevano neppure che esistesse il pareggio. Poi gli addetti ai lavori si fanno belli delle statistiche avanzate per “spiegare” il gioco, dicono, quando gli interpreti non conoscono le regole…Pali nel mirino, computer pronto, connessione super, la rincorsa ordinando i pensieri pare buona…field goal!

 

LA DIFESA DI ARONNE

I Packers hanno costretto Seattle a chiudere a 0 punti per la prima volta dal 2011. Ai Seahawks non era mai successo nell’era Wilson. Che al rientro è stato intercettato due volte in end zone al Lambeau Field, da King, l’emblema della sconfitta Packers gli scorsi playoff, e da Amos. Lockett e Metcalf sono stati cancellati dalla difesa verde, DK, frustrato, è stato espulso per intemperanze: gli sono saltati i nervi. La pass rush dei Packers ha braccato Wilson per un’ora, con Preston Smith spauracchio. E siccome la settimana scorsa la difesa di Green Bay aveva neutralizzato pure l’attacco dei Chiefs, tenuto a 13 punti nonostante i danni combinati da Love, sostituto poco ispirato di Rodgers, fermato allora dal Covid, ecco che per i Packers si aprono orizzonti da acquolina in bocca. Aronne non è stato impeccabile al rientro, ma rappresenta una garanzia. Se il bollettino infortunati, con da valutare Aaron Jones, il primo running back, Mercilius e Gary, pedine chiave dello scacchiere difensivo, non sarà feroce, il probabile ultimo ballo di Aronne nel Wisconsin potrebbe essere indimenticabile.


DIFESA DA CONDANNA PER BRADY

C’è un limite a tutto. Di decenza, pudore, orgoglio. La difesa dei Bucs pare non saperlo. Senza vergogna. Ennesima prova da barzelletta della secondaria. Stavolta il quarterback improvvisamente diventato cigno da brutto anatroccolo ha le sembianze di Heinicke che ha completato 26 dei suoi 32 passaggi per il successo di Washington su Tampa. Ennesimo miracolato: era stato così anche per Siemian di New Orleans, Mac Jones dei Patriots, Brissett di Miami, per chiunque capace di lanciare un’ovale, oltre che correre. Passi per Prescott, Stafford e Ryan, non sono gli ultimi arrivati, ma così si esagera. I defensive back dei Bucs sembrano presi da Hooters e gettati sul gridiron come fosse la fossa dei leoni. Coach Bowles si conferma una sciagura, fa sorridere che qualcuno lo candidasse come capo allenatore dopo i disastri combinati ai Jets: non a caso non se l’è filato nessuno nonostante la stellare performance al Super Bowl. Perché la difesa dei Bucanieri per talento non è inferiore a nessuno. Solo è allenata da cani, fa errori mentali “stupidi e riflesso di chi allena” ha ammesso Coach Arians, si batte da sola. Ok le attenuanti. Mancano i cornerback titolari Murphy-Bunting e Davis, e il vecchio.

Sherman, loro sostituito, è pure lui infortunato. Ma il drive da 19 giochi, 80 yards e 10’26” di possesso nel 4° quarto di quelli della capitale è stato imbarazzante e ha impedito a Brady quantomeno di provare ad avere l’ultima parola. Lui è senza Gronk e Brown, i migliori bersagli, e si trova a lanciare a sciagurat carneadi come la matricola Darden, autore di un fumble/intercetto che sarebbe comico se non fosse tragico…Tempo scaduto: i Bucs non possono permettersi di concederne altro a chi sta fuori per recuperare al meglio. Servono rinforzi subito…


PAREGGIO COME PAREGGIO?

Mi viene da sorridere amaro, spesso, per il modo in cui vi viene raccontato da un oceano di distanza il football NFL. Algoritmi, statistiche avanzate, calcoli percentuali, misurazioni atletiche. Per carità, fanno parte del pacchetto, uno strumento in più, ma va contestualizzato per non raccontare favole infiocchettate come fossero un pacco (inteso però nell’altra accezione) di Natale. La fauna degli spogliatoi NFL è da circo a voler essere magnanimi, da galera se si è più cattivi, come dimostra il recente caso Ruggs, l’ennesimo atleta finito nei guai con la legge dopo l’omicidio colposo commesso scambiando la sua macchina per un’astronave nella notte di Las Vegas, schiantandosi a velocità supersonica contro un altro veicolo. Per cui, avendoli frequentati, quelli spogliatoi, mi sorprende il giusto quanto accaduto a Pittsburgh al suggestivo stadio edificato alla confluenza fra tre fiumi, nella città dell’acciaio. Mancava Big Ben, contro Detroit. E Pitt è andata in corto circuito contro i Lions, ancora senza successi. Santoso ha avuto sul piede il calcio della vittoria esterna, da 48 yards, ma la maledizione che perseguita Detroit è stata implacabile. Corto. Vittoria ancora rinviata. Pareggio a fine supplementare.

Da notizia è quel che è successo dopo. L’ottimo running back matricola degli Steelers, Harris, ha ammesso candidamente: “Non sapevo esistesse il pari in NFL. Ero pronto per rientrare in campo”. Un caso isolato, penserete. Non proprio. Gli ha fatto eco il pari ruolo avversario, Igwebuike, un secondo anno: “Chiedevo quanti supplementari ci fossero (al college sono molteplici ndr), mi dicevano tre, due, uno. Quindi boh, ero pronto a rientrare comunque”. Ecco, la prossima volta che vi raccontano di quanto siano efficienti gli americani con playbook e professionalità futuristiche mettete le cose in prospettiva: film hollywoodiani, anzi fantasy, per dirla proprio tutta…

Articolo precedente Le cinque delusioni di Week 10
Prossimo articolo I migliori e i peggiori della decima giornata NFL