OBJ può ancora essere OBJ?

Vivere di ricordi o tornare a essere una superstar: il destino di Odell Beckham Jr. si deciderà a Los Angeles

È il 3 novembre 2019 a Denver, in Colorado, e i Cleveland Browns si trovano in un momento difficile di una stagione altrettanto difficile. Quarto down e quattro, tre minuti e ventitré secondi alla fine della partita, e i Broncos avanti sul tabellone per 24 a 19. Alla end zone mancano meno di 30 iarde e l’attacco resta in campo, perché in questi casi – si sa – bisogna provarci. Parte l’azione e Odell Beckham Jr. scatta sulla destra: è libero, Baker Mayfield lo vede e per un istante sembra fatta. Ma all’improvviso il quarterback dei Browns cambia idea e cerca un passaggio per Jarvis Landry al centro, che però è coperto.

L’ultimo tentativo di Cleveland si chiude in questo modo, con un incompleto e con gli occhi sbarrati di chi ha capito che sì, anche le speranze di raddrizzare la stagione se ne sono andate. Fuori dal campo, nel frattempo, una domanda inizia a pesare sul piatto più della sconfitta: perché Mayfield ha ignorato Beckham? Cosa è successo a OBJ?
Pensare che il suo trasferimento dai New York Giants a Cleveland, all’inizio di quella stagione, era stato salutato come un colpaccio, di quelli che possono ribaltare le sorti di una franchigia.


Leggendo i titoli degli ultimi giorni, gli echi di quella offseason 2019 sembra quasi di sentirli: OBJ è diventato un giocatore dei Los Angeles Rams, e nonostante la squadra californiana sia già infarcita di talenti anche nel reparto ricevitori (tanto per dirne uno, quel Cooper Kupp che sta letteralmente dominando la stagione in corso), la new entry in questione è di quelle che accendono le aspettative dei tifosi. Un’arma in più per un quarterback come Matthew Stafford, che dopo la “gavetta” ai Lions sta dimostrando di poter essere l’uomo giusto per guidare una squadra con ambizioni da Super Bowl. Un wide receiver con il potenziale per fare quella differenza sottilissima che trasforma le squadre forti in squadre vincenti. Certo, tutto in teoria.

La domanda di quel finale di partita del 3 novembre 2019, infatti, è ancora lì. Beckham ha fatto poco a Cleveland, ma a ben guardare sono 5 anni che non figura più tra i protagonisti delle ricezioni in NFL. In questo senso non si può non tenere contro di una serie di infortuni decisamente dura: una frattura alla caviglia nel 2017, un problema al quadricipite nel 2018, un ulteriore problema muscolare nel 2019, tale da richiedere un intervento chirurgico nella postseason, e nel 2020 la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Ginocchio che ha continuato a dare problemi anche quest’anno, prima di nuovo infortunio alla spalla. Insomma, la lista è lunga, per un wide receiver di 29 anni, e inevitabilmente c’è chi si chiede non tanto se sia ancora il giocatore di un tempo, ma soprattutto se possa tornare ad esserlo.

Allo stesso modo, c’è chi è pronto a scommettere su un riscatto, con un finale ancora da scrivere e all’altezza dei giorni in cui OBJ era non solo una superstar della NFL, ma un vero e proprio simbolo del football americano. Difficile dimenticare, in effetti, quello che qualcuno ha definito il più bel touchdown di sempre, ovvero quello di Giants – Cowboys del novembre 2014 su passaggio di Eli Manning.

Difficile persino crederci guardando le immagini: Beckham prende il pallone con una sola mano, inarca la schiena in modo estremo senza però perdere il controllo del corpo, e chiude il movimento con un paio di passi all’indietro oltre la goal line, come se la gravità allentasse per un attimo la presa. Una “one handed catch” che riecheggiava iconica nel ristorante dello spot per i 100 anni della NFL, e certo una di quelle azioni che si fanno vedere agli amici profani del football quando chiedono dove sta il bello del gioco.

Ci sono poi i record che reggono ancora oggi, come il maggior numero di partite con 90 o più iarde ricevute o con 130 o più iarde e almeno un touchdown. E come se non bastasse, è stato il giocatore più rapido a raggiungere le 4.000 iarde ricevute in carriera, a pari merito con Lance Alworth. Numeri che non si possono ignorare, specie ora che per OBJ si apre un nuovo capitolo a Los Angeles, carico di dubbi, ma anche di opportunità. 

Guardando indietro a questi ultimi anni, del resto, i problemi non sono solo da imputare agli infortuni: l’intero attacco di Cleveland non ha mai convinto oltre un certo limite, e secondo molti osservatori non si è creata un’intesa in campo con Mayfield, nonostante tra i due non ci siano particolari problemi fuori dal gridiron e nonostante gli sforzi di team building da parte di Beckham che pare siano stati consistenti. Tanto più che, tra i corridoi delle facilities targate Browns, una risposta a quella domanda del 2013 gira da un po’: Baker Mayfield avrebbe deciso di forzare il passaggio a Landry perché Odell Beckham Jr. stava correndo una route diversa da quella prevista. Una traiettoria sua, potenzialmente funzionante, ma che avrebbe mandato un po’ in confusione il quarterback.


Nessuna sorpresa, da questo punto di vista: tra le caratteristiche di OBJ figura da sempre un approccio imprevedibile e talvolta difficile da gestire. Una debolezza, in certi casi, ma anche un punto di forza che potrebbe permettergli di dire ancora la sua. D’altronde la NFL ci ha già fatto vedere “risurrezioni” sorprendenti, come quella di Antonio Brown a Tampa Bay. Nel caso di Beckham le cose sono ovviamente un po’ diverse, e di sicuro non si può riavvolgere il nastro per cancellare gli infortuni. Ma in giappone si dice che quando il corpo viene meno bisogna sopperire con la testa, e alla fine la sfida principale per OBJ potrebbe passare proprio da questo: trovare un modo nuovo di essere ciò che era un tempo. Può sembrare paradossale, ma le leggende – quelle vere, che durano – si creano anche così. 

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