Field Goal: i tre temi più interessanti della nona giornata NFL

L'analisi, da tre punti, della nona giornata di campionato

Helter skelter. E’ l’espressione che fotografa meglio di tutte la nona domenica di football NFL. Parliamo degli scivoli da Luna Park, divertenti e fuori controllo per chi si lascia andare. Parliamo di caos assoluto, oltre che di una canzone dei Beatles rilanciata dagli Oasis con una versione da standing ovation. E’ successo di tutto. Risultati pazzi, contro ogni logica. Giriamo la boa di metà stagione e come rapporti di forza non abbiamo uno straccio di certezza, se non quella di divertirci un mondo e di goderci quel che succederà di volta in volta. Liberi di stupirci, insomma. Perché si vedono cose assurdei: il Josh Johnson carneade che diventa incubo del Josh Johnson famigerato, Adrian Peterson (sì, quell’Adrian Peterson) che sfonda a 37 anni sulle corse, e Jordan Love che a 23 anni toppa clamorosamente l’esordio, da rimpiazzo Packers ora provvisorio, chissà se mai permanente, del 38enne Rodgers. Benvenuti nel folle mondo del football statunitense, buona lettura con Field Goal!

 

HELTER SKELTER

Difficile scegliere da dove cominciare. Forse Dallas merita la precedenza. I Cowboys avevano la chance di uscire dalla domenica come prima testa di serie della NFC. Invece si sono trovati sotto 30-0 ad Arlington con Denver, che in settimana aveva mandato la leggenda di franchigia Von Miller ai Rams ammainando virtualmente bandiera bianca per questa stagione. Una batosta clamorosa e imperdonabile, se si considera che rientrava Prescott, solo mitigata dal punteggio reso meno feroce nel finale. I Boys sembravano da corsa, e invece la difesa è stata rullata dalle corse di Williams e Gordon e l’attacco non ci ha messo mano. Dak e Zeke inclusi. Incredibile pure il capitombolo dei Bills. Sconfitti a Jacksonville, incapaci di segnare anche solo un touchdown. L’attacco ha fatto scena muta. Josh Allen è stato bullizzato dal suo omonimo, linebacker dei Jaguars: un intercetto, un sack e un fumble recuperato. Coach Meyer ha salvato il posto almeno sino a fine stagione, grazie al primo successo sul suolo americano della sua gestione, I Bills si interrogano sul 5-3 di record, insoddisfacente per chi punta al Super Bowl.

Male anche New Orleans. L’impresa coi Bucs s’è rivelata illusoria. I Saints hanno perso nella Big Easy con Atlanta. La rimonta nel finale ha evidenziato carattere, ma aver lasciato a Ryan e Patterson l’ultima parola dimostra che il problema non è tanto Winston, Siemian o Hill, nessuno dei tre è quarterback d’elite, quanto la statura di squadra ridotta su entrambi i lati del campo, rispetto all’era Brees. Stop inatteso pure per Vegas contro i New York Giants: tre palle perse per Carr, che non c’è verso di scambiare per un cuor di leone. I Raiders sono i soliti sospetti del film con un magistrale Kevin Spacey: quando sai che c’è una buccia di banana sulla strada playoff, sai pure che saranno i primi a scivolarci sopra. Gruden o non Gruden. E Packers e Rams vanno aggiunti alla lista delle nobili a cui per una domenica è stato strappato d’imperio il rango…

Tim Patrick batte Trevon Diggs e segna il touchdown

NOT MUCH LOVE

Jordan Love ha fatto flop. Fragoroso. Con tutta l’America che lo guardava, curiosa e pettegola. Lo stop per Covid (sta benone) di Aaron Rodgers, non vaccinato, aveva concesso al quarterback da Utah State l’opportunità di fare le prove di futuro. Scelto al primo giro del Draft 2020 come futuro sostituto di Aronne, era finito nella lista nera, pur molto dopo la dirigenza, dell’MVP del 2020. Che non gli ha esattamente fatto da mentore, indispettito che qualcuno potesse immaginare un futuro coi Packers in campo con qualcun altro dietro al centro. Il muro contro muro tra Rodgers e il front office è storia vecchia, ma attuale, nel senso che a fine stagione potrebbe salutare il Wisconsin per cercare pascoli più verdi o quantomeno meno freddi. Love aveva l’occasione per dimostrare ai Packers che l’eventuale eredità è in buone mani. Come fece Rodgers da ragazzo con davanti il mito Favre. Ecco, missione fallita. I Packers a Kansas City hanno rischiato di finire sconfitti con 0 punti a tabellone.

L’unica meta ospite è arrivata con meno di 5’ da giocare per una prodezza di Lazard. Love ha subito i blitz della modesta difesa Chiefs ancora e ancora, incapace di punirli in profondità. Disastroso al terzo down. Titubante, incerto. Parliamoci chiaro: tutto normale, sarebbe stato straordinario il contrario. Chi si aspettava altro o vive su Urano e pensava Love fosse un fenomeno. E ce ne sono pochi in giro. Era alla prima da titolare al secondo anno, senza aver mai giocato il primo. In pratica un debuttante, su un campo difficile: l’Arrowhead Stadium è una bolgia, ve lo dico per esperienza diretta. E guardate la fatica che stanno facendo le matricole pari ruolo: Wilson ai Jets, Lance ai 49ers, Fields ai Bears, Mills ai Texans. Persino Jones e Lawrence, che pure se la stanno cavando bene, hanno palesato ovvi dolori di crescita. Però le aspettative per Love erano elevate, e la figuraccia – l’ex quarterback ora guru TV Aikman l’ha “distrutto” in telecronaca -, inequivocabile.

Jordan Love subisce la pressione della difesa dei Chiefs

ALL DAY

Si faceva chiamare così Adrian Peterson, nel prime di carriera. Corridore instancabile che ti “entrava in casa”, parliamo delle difese avversaria, dal primo all’ultimo secondo dell’ora di gioco di partita. A 37 anni era sul divano a guardare il football sul piccolo schermo, lui che è quinto ogni epoca per yards macinate su corsa Poi i Tennessee Titans hanno perso per infortunio il miglior running back di oggi, Derrick Henry, e hanno pensato a uno dei migliori di sempre per sostituirlo. Si è presentato a Nashville in condizioni fisiche strepitose, in allenamento carico come una molla. E Coach Vrabel l’ha fatto partire titolare. Peterson ha risposto presente. Niente di che, ma solido, nessun fumble, ha griffato una meta, la sua 119ma in NFL sul terreno, nel successo dei Titans a casa Rams, pure questo sorprendente, quantomeno nelle proporzioni. La difesa ospite ha dominato l’attacco spumeggiante di LA. Già, perché è stagione helter skelter come non se ne vedevano da tempo…

Articolo precedente E ora potrebbe cambiare tutto…
Prossimo articolo I cinque momenti più esaltanti della prima metà di stagione NFL