Field Goal: i tre temi più interessanti dell’ottava giornata NFL

L'analisi, da tre punti, dell'ottava giornata di campionato

La domenica di Halloween ha esibito scherzetti di cattivo gusto: Tampa ha perso in maniera difficile da spiegare nella Big Easy, Cleveland è “riuscita” a lasciarsi battere nonostante Pittsburgh si sia ritrovata senza il kicker a gara in corso. C’è poi l’altra faccia della medaglia, quella da dolcetto: il redivivo Siemian che diventa re di Bourbon Street per una notte, gli Steelers che assaporano il gusto dell’impresa: mai darli per spacciati. Questa la “polpa”, i tre punti del Field Goal della settimana.

 

LA FAVOLA DI SIEMIAN

Trevor Siemian ha quasi 30 anni. Non lanciava in NFL dal 2019. Tre yards, allora, per i New York Jets. Non lanciava un touchdown dal 2017, da quand’era quarterback di Denver. Scaricato, dimenticato. Eppure è stato forse, specchio della crisi sinora irreversibile dei Broncos, il miglior quarterback, o se preferite il meno peggio, del post Manning, in Colorado. Smazzate con me: Osweiler, Lynch, Keenum, Flacco, Allen, Lock, Driskel, Rypien, Bridgewater…Lista da brividi. Eppure scaricato, dimenticato. Nonostante il record da titolare da Bronco non fosse malaccio: 13 vittorie e 11 sconfitte. Faccia pulita, sul gridiron compitino pulito, ha pagato il poco potenziale e lo stile di gioco sobrio. Signor nessuno da sempre. Studente-atleta al college a Northwestern, università per la quale la prima parola è importante quanto la seconda, ma era stato scelto al Draft solo al settimo giro con la chiamata 250 da Denver, nel 2015. Insomma, per fare numero in organico.

I Saints l’hanno scongelato dal nulla, dopo una stagione sinora da spettatore, nella partita più sentita, quella contro la prima rivale divisionale, i Bucs campioni in carica. All’inizio del 2° quarto s’è infortunato Jameis Winston, il rumoroso ex, al ginocchio sinistro. E siccome Taysom Hill, la prima riserva, era fuori causa per commozione cerebrale, per mancanza d’alternative è toccato a lui. Ha risposto con una prova da 16/29 nei lanci, 159 yards e una meta. Zero palle perse. Nel finale ha orchestrato il drive che ha permesso ai Saints il sorpasso, col calcio di Johnson. Siemian ha battuto Brady, per quanto più di squadra che nel confronto diretto. Resta comunque difficile crederlo. E invece è tutto vero. E se l’infortunio di Winston sarà confermato grave, come da prima impressione, ecco che il suo potrebbe diventare più d’un semplice cameo indimenticabile. Da Santo a miracolato.

Trevor Siemian in azione contro i Buccaneers

STEELERS SENZA KICKER

Coach Tomlin l’ha combinata grossa. Contro i Browns ha provato un gioco trucco con il suo kicker, Chris Boswell, uno da 92% di realizzazione sui calci in stagione. A fine primo tempo, con 1’38” sul cronometro, sul 3-3, ha provato a trasformarlo in quarterback improvvisato per farlo lanciare in end zone a sorpresa. E’ andata male. La finta non ha funzionato. Non solo il suo lancio è finito incompleto, ma ha ricevuto una mazzata da Elliott, difensore dei Browns cui non è parso vero di poter infierire impunito. Boswell è atterrato di schiena all’indietro, fuori campo. E fuori combattimento, per il timore di una commozione cerebrale.

Gli Steelers hanno dovuto giocare il resto della partita senza poter calciare field goal o punti addizionali, andando alla trasformazione da 2 punti forzatamente. E naturalmente…hanno comunque vinto. Perché l’ovale ha rimbalzi curiosi, tutti suoi. Boswell ci ha scherzato su twittando: “Mi sono vestito da quarterback per Halloween, e mi sono spaventato”. Non si sono spaventati gli Steeelers: Roethlisberger, Watt e compagnia sono squadra tosta, old school. Non sono abituati a cercare scuse, e col punter Harvin non in grado di calciare si sono arrangiati andando all in ad ogni drive. Ha funzionato.

Uno sconsolato Baker Mayfield

LA VIA CRUCIS DI CLEVELAND

I Browns invece non funzionano. Sono ultimi in Division, adesso, nell’AFC North. Il record riesuma antiche malinconie: 4 vinte e 4 perse. La mediocrità. Fa male a una squadra e una franchigia ambiziose, partite in stagione con velleità magari addirittura da Super Bowl, dopo il buon cammino playoff dell’anno scorso. Nonostante Myles Garrett comandi la classifica degli acchiappa quarterback con 10 sack e mezzo. Nonostante Chubb, Hunt e Johnson siano ottimi running back. Gli infortuni si sono messi di traverso. Mayfield sta ribadendo d’avere un gran cuore, giocando infortunato. Ha provato a caricare il pubblico, già caldo di suo nella fredda Cleveland, contro Pittsburgh. Non è bastato perché non è Brady, non è al meglio, e Landry ne ha combinate di tutti i colori. Infatti pure il suo primo bersaglio, come del resto un Beckham impresentabile, non è al 100%. In 4 delle 8 partite giocate, la metà, i Browns non sono riusciti a mettere a tabellone oltre 17 punti. Troppo poco.

Per una città che in Italia si associa alla NBA per l’epopea LeBron James, ma che in realtà vive e respira principalmente football – il vero museo cittadino è lo stadio in riva al lago, ben oltre l’Hall of Fame del Rock -, che dopo anni di sofferenze sperava d’aver finalmente “svoltato”, pare che la penitenza per aver perso quelle 3 finali di Conference contro la Denver di John Elway in modo rocambolesco a fine anni ‘80 non sia stata ancora scontata del tutto. A Mayfield, Chubb e Garrett il compito di invertire la rotta. Non è facile, ma nell’Ohio operaio sanno che da quelle parti i traguardi si raggiungono solo con la sofferenza, non per status. Mayfield novello Kosar, poco elegante, ma tosto, non s’arrende. Ce la farà, a raddrizzare la stagione?

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