Field Goal: i tre temi più interessanti della quinta giornata NFL

L'analisi, da tre punti, della quinta settimana di campionato

Marzo e aprile 2020 sono stati mesi tremendi, quelli della fase più acuta della pandemia. Sono stati anche i mesi in cui due mosse dirigenziali a posteriori rivelatesi geniali hanno cambiato la geografia NFL, ricalibrato la bilancia dei poteri della palla ovale. Il 20 marzo Tampa Bay, Jason Licht, il General Manager, e Bruce Arians, il vecchio Coach pirata, firmarono lo svincolato Tom Brady. Di nuovo sottovalutato, come al Draft del 2000: era sul mercato il più grande di sempre, eppure lo volevano davvero solo Bucs e Chargers. Brady scelse la Florida. E Los Angeles seppe ripiegare su un premio di consolazione straordinario, scegliendo il 23 aprile al Draft, con la chiamata numero 5, un quarterback, Justin Herbert. Il resto è storia. Brady da allora ha vinto il Super Bowl con Tampa e ora è in testa alla NFC South, Herbert ha vinto il premio di matricola offensiva dell’anno e ora guarda tutti dall’alto nell’AFC West. Questo, più le prospettive da Super Bowl di Buffalo, è il focus di Field Goal, i tre punti della settimana NFL. Sperando di non fare come Mason Crosby…

TERRIFIC TOM – Brady ha 44 anni. Pensateci un attimo: 44 anni. E sta dominando in uno sport tra i più fisici al mondo, in cui lo scopo del gioco per le difese avversarie è mettere fuori combattimento il quarterback che si trovano davanti come bersaglio. Contro Miami ha lanciato per 411 yards e 5 touchdown: due per Brown, due per Evans, uno per Bernard. Nessun intercetto, 144 di rating: stratosferico. Il suo attacco ha segnato 45 punti e solo perché nel finale è uscito, per evitare rischi. S’è fatto male al pollice della mano destra, quella di lancio, a fine 2° quarto. Risultato? Forse chiederete. Beh, pre-infortunio 15/23 per 229 yards e 2 touchdown, post infortunio, 15/18 per 182 yards e 3 touchdown. Impressionante. E mancava l’acciaccato Gronkowski…L’impressione è che con le regole NFL attuali, ben diverse e molto più garantiste per i quarterback rispetto a quelle del suo inizio carriera, possa ancora “spiegarla a tutti” a lungo, se la linea d’attacco (e l’incognita è il tackle di sinistra Smith) lo mantiene sano. Anche perché ha bocche di fuoco potenti da innescare. I cannoni del galeone dei pirati di Tampa risuoneranno spesso da qui al nuovo anno…

Tom Brady in azione contro i Dolphins

L’UOMO DEL FUTURO – Justin Herbert ha 23 anni e la faccia da attore di serie tv, sarebbe stato perfetto, visto che parliamo di Los Angeles, per Beverly Hills 90210, successo degli anni ‘90. Però non fatevi ingannare dal volto da bello senz’anima: questo ragazzo oltre ad avere un braccio bionico ha coraggio e ferocia agonistica. Nel successo su Cleveland ha fatto a pezzi la difesa dei Browns, che si presentava in California come una delle migliori della lega. Ha lanciato per 398 yards e 4 touchdown. Nessun intercetto. E corso per una ulteriore meta. Il suo attacco ha messo a tabellone 47 punti. Tom Telasco, il GM dei Chargers, lo scelse come erede di Philip Rivers, quarterback che a chi scrive non è mai piaciuto, perché più da stagione regolare che da playoff, ma che ha chiuso la carriera come quinto passatore ogni epoca per yards lanciate. Sfumato il sogno Brady, i Chargers erano incerti come quarterback tra Tua Tagovailoa e Herbert, prospetto da Oregon University. Miami li tolse dall’imbarazzo chiamando il talento hawaiano con la scelta n. 4. I Chargers furono così combattuti tra Herbert e il linebacker Simmons, poi finito ad Arizona.

Chiamarono Herbert. Telasco spiegava, allora: “I quarterback di qualità sono difficili da trovare. Non puoi passare su una combinazione atletica, tecnica e caratteriale di quel tipo”. Eppure, l’opinione pubblica, tifosi e addetti ai lavori, accolsero con dubbi e perplessità la scelta. Consideravano Herbert acerbo, quantomeno. Oggetto misterioso, addirittura. Lo sciagurato Coach Lynn gli preferiva il mediocre Tyrod Taylor. Poi nel settembre 2020 un altrettanto sciagurato medico dei Chargers sbagliò l’iniezione a Taylor, perforandogli un polmone mentre gli iniettava un antidolorifico. Herbert diventò titolare, come per Brady quando faceva panchina a Bledsoe, solo per l’infortunio del primo quarterback. Brady e Herbert guidano squadre ambiziose, da 4-1 di record. Brady è primo per yards lanciate, Herbert quarto. Sono candidati forti non solo per il Pro Bowl, ma pure in prospettiva MVP.

Justin Herbert
Justin Herbert

LA MALEDIZIONE DEI BILLS – Buffalo ha giocato 4 Super Bowl nella storia di franchigia. Consecutivi. Dal 1991 al 1994. Li ha persi tutti. Il calcio largo del kicker Scott Norwood contro i Giants nel 1991 da quelle parti è ancora considerato alla stregua di un lutto familiare. Buffalo è periferia dello Stato di New York. Ci vive chi non può permettersi i costi della Grande Mela, sostanzialmente. Ma il football in città è religione. Mercato piccolo, passione grande. E forse, i tifosi Bills incrociano le dita e fanno gli scongiuri, questo può essere l’anno buono per tornare al Super Bowl. Dopo la partenza falsa contro Pittsburgh sono arrivate 4 vittorie di fila. L’ultima a casa Mahomes: battuti, e sonoramente, i Chiefs, che erano stati il posto di blocco a una fermata dal Super Bowl, la scorsa stagione. Josh Allen è quarterback fenomenale in crescita esponenziale, oltre che bravo ragazzo apprezzato dalla comunità, come mi hanno raccontato quando sono andato a vederli. Il reparto ricevitori era già buono, e con Sanders è cresciuto ulteriormente. La difesa non sarà quella degli anni di gloria con Bruce Smith, Talley, e Bennett, ma è solida come la gente di Buffalo. E allora piedi ben piantati per terra, però sognare ora è lecito…

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