The Sneakers Game: quando il Football si giocò in scarpe da Basket

Come cambiare le scarpe permise uno degli upset più incredibili della storia della NFL.

Siamo nel 1934 e a New York i Giants affrontano gli imbattuti Chicago Bears nel Championship Game. La partita si disputa a Polo Grounds, non troppo distante a dove sorge ora il Rucker Park, nome che gli appassionati di basket hanno sicuramente già sentito.

Le speranze dei Giants di alzare l’Ed Thorp Memorial Thropy (in memoria di un arbitro morto sei mesi prima) erano minime. Il loro record in stagione di 8-5 li rendeva automaticamente gli sfavoriti rispetto ai campioni in carica dei Bears, guidati da un gigantesco RB proveniente dalla Galizia (non la metà turistica spagnola, ma la regione tra la Polonia e l’Ucraina): Bronislau “Bronko” Nagurski.

L’idea delle sneakers

La notte prima della partita una “freezing rain” (in italiano “pioggia sopraffusa” ma non rende l’idea) gelò completamente il campo, rendendolo ai limiti dell’impraticabile.

Ray Flaherty, end dei New York Giants che inventerà lo screen pass da allenatore, suggerì a coach Steve Owen di giocare in scarpe da basket. Nonostante la prossimità al fischio di inizio coach Owen decise di mandare il sarto Abe Cohen (amico personale di Owen che aiutava in panchina) al Manhattan College, dove allenava Padre Jasper.

Padre Jasper, che in questa storia ha il ruolo marginale di aver fornito sneakers ai Giants, è il fondatore di una tradizione che perdura ancora nel Baseball. Inventò infatti il “seventh-inning stretch” ovvero una pausa a metà settimo inning in cui i fan possono fare stretching e rifornirsi di bevande alcoliche, accompagnati dal classico “Take Me Out to the Ball Game”. Alla sua morte il settore sportivo del Manhattan College verrà rinominato nei Manahattan Jaspers.

Cohen riuscì ad arrivare all’intervallo, con i Giants sotto 10-3 a causa del touchdown del solito Nagurski. Ma il cambio di scarpe non ebbe effetto fino all’inizio del quarto quarto, con i Giants sotto di dieci punti.

Nell’ultimo quarto i Giants annichilirono la difesa dei Bears andando a segno quattro volte. Un passaggio di Ed Danowski per Ike Frankian (kick di Ken Strong). Due corse di Ken Strong con un calcio segnato e uno sbagliato (non è un refuso, Strong era un giocatore completo che giocava in attacco, difesa e negli special team). Infine, per chiudere la partita, una corsa di Danowski, con il calcio questa volta eseguito da Bo Molenda (anche lui giocatore portentoso che nel 1927 giocò professionalmente a basket, football e baseball).

L’efficacia del cambio di scarpe fu universalmente riconosciuta subito dopo la partita. Nagurski ammise che i Giants erano stati semplicemente più furbi, mentre i giocatori newyorkesi poterono festeggiare il secondo titolo della loro storia.

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