Field Goal: i tre temi più interessanti della quarta giornata NFL

L'analisi, da tre punti, della quarta settimana di campionato

Brady vince col batticuore la partita dei ricordi, il giovane Mac diventa Big Mac, le squadre di New York scoprono la vittoria e d’avere quarterback di prospettiva. Questi i tre punti da inseguire, anzi da illustrare, nella terza puntata di Field Goal.

VINCITUTTO – Tom Brady sa solo vincere. Nello sport, specie in quelli americani, fondati sulle pari opportunità da tetto salariale, è quasi impossibile vincere (quasi) sempre. Per tutti, tranne che per Thomas Edward Patrick Jr. per tutti Tom, per quasi tutti il miglior giocatore di football nella storia del gioco. Torna nel New England da avversario, dopo 20 anni di gloria comune, visibilmente emozionato, persino lui che è freddo come l’Iceman di Top Gun. Diluvia, diventa così una partita difensiva, e Coach Belichick ci sguazza. La secondaria di Tampa, già priva dei cornerback Murphy-Bunting e Dean, perde Davis e nel finale Winfield, autore di un intercetto e un fumble forzato, il migliore, là dietro. I suoi ricevitori si fanno sfuggire l’ovale bagnato neanche fosse una saponetta, il paperinesco tackle di sinistra, l’ordinario signor Smith, ne combina di tutti i colori, ridicolizzato da Judon. Insomma sembra la tempesta perfetta.

Stavolta vedrai che persino il GOAT “ci lascia le penne”, vien da pensare. E invece sfodera la specialità della casa orchestrando il suo ultimo drive sino al calcio del sorpasso. Poi quelli bravi sono pure fortunati, spesso. New England colpisce il palo col kicker Nick Folk, che aveva segnato 36 field goal consecutivi, con 55” da giocare, da 56 yards. Sdeng. Su quel rumore s’infrangono le speranze di colpaccio dei Patriots. E a quel rumore fa concorrenza il sospiro di sollievo di Brady. Che batte due record: quello di yards lanciate ogni epoca, anzitutto. Brees era arrivato a quota 80.358, lui sale a 80.560. Poi quello dell’abbraccio più rapido della storia con Coach Belichick, e mica dovuto alle norme antipandemiche…Il popolo di Boston l’ha applaudito, omaggiato, non gli ha riservato il veleno dispensato dai fedeli Packers al ritorno a Green Bay di Brett Favre versione Vikings. Gli ex compagni a fine gara l’hanno coccolato come fosse ancora uno di loro, il migliore di loro. Ma con l’orso Bill le cose sono state sbrigative. Poi il colloquio in spogliatoio, lontano da occhi indiscreti. E l’impressione che se il rispetto reciproco resta intatto, come forse anche l’ammirazione, l’affetto sia finito da un pezzo. Lasciando scorie radioattive…

Tom Brady in azione al Gilette Stadium

BIG MAC – Il ragazzino non ha tremato. Anche se pioveva forte. Anche se la pressione era da iperventilazione, con gli occhi di tutta l’America addosso. Anche se di fronte aveva un mostro e ai piedi le sue scarpe, quelle che gli hanno chiesto di calzare, nonostante quella misura non esista per nessun altro. Ma Mac Jones, 23 anni, matricola, la chiamata numero 15 del Draft 2021, campione universitario con Alabama, non ha tremato. Vogliamo dirla proprio tutta? Ha giocato persino meglio di Brady. E’ sembrato divertirsi, sarà la spensieratezza dell’età, sarà che forse pensava, non a torto, di avere poco da perdere, da sfavorito. Però in prime time televisivo s’è presentato all’America del football col vestito migliore.

Ha lanciato per un paio di mete, ai suoi tight end, Henry e Smith, pagati come Paperone, ma che non valgono un’unghia dell’altro grande ex, assente per infortunio, Rob Gronkowski. Ha spremuto il sangue dalle rape da un reparto ricevitori rivedibile, si è caricato sulla schiena un attacco monodimensionale, che proprio non riusciva a correre: -1 il saldo per yards (non) guadagnate sul terreno. Solo lanci. Eppure è andato a uno Sdeng dall’impresa. Insomma, se Brady ha dato l’anima pur non brillando per vincere, riguardatevi la corsa da 6 yards per chiudere un terzo down, se pensate che per lui fosse solo una partita come tante altre, ecco che Jones ha dimostrato ai Pats che il futuro di franchigia è in buone mani. Servirà tanta pazienza per ricostruire e di Brady ce ne sarà sempre solo uno, ma il futuro di franchigia è in buone mani. Mica poco…

NEW YORK, NEW YORK – Assaporate parole e musica della canzone cantata da Sinatra. Insomma, non dipenderà tutto da New York, nel mondo, ma fa specie che nel football la città che non dorme mai non conti nulla o quasi di questi tempi. Mercati minori come Kansas City, Tampa e Green Bay dominano la scena. Giants e Jets erano 0-3 in stagione. Record da uscire dal centro d’allenamento dalla scala dalla scala anti-incendio per la vergogna. Soprattutto ci s’interrogava sul valore di Daniel Jones, il quarterback dei Giganti scelto col n. 6 al Draft 2019 e di Zach Wilson, quello scelto con la seconda chiamata assoluta nell’ultimo Draft dai J/E/T/S, come cantano facendo lo spelling i tifosi. Ecco invece, finalmente, le vittorie arrivate entrambe al supplementare, entrambe con grandi prestazioni dei talentuosi pargoletti. Jones ha lanciato per 402 yards nel successo a New Orleans. Sta giocando un’eccellente stagione, ma senza risultati di squadra è dura sottolinearlo…ha ridotto le palle perse, corre, lancia, sempre intelligente e più smaliziato. Se Barkley ritrova la condizione i Giants, che hanno un record ingeneroso, possono competere. I Jets stavano scaricando persino Coach Salah, che pure sembra dotato di carica batterie incorporato. Snervanti, con un attacco indecente. Stavolta Wilson ha convinto. Ha parlato di “montagne russe” a fine gara, ma l’attrazione contro Tennessee è stato lui: 297 yards lanciate, 2 mete nel 4° quarto, vittoria in rimonta. E sbavature forse da frutto acerbo, ma già maledettamente gustoso, capace di esaltare e far disperare nello stesso gioco. E a New York bisogna saper intrattenere…

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