Il record di Tucker e il “foot” nel football

Se c’è una cosa che la week 3 ha riportato all’attenzione, è che le partite di football si giocano - e si decidono - anche con i piedi

Ah, i calci! C’è qualcosa che racconta il football meglio di loro? Verrebbe da dire di sì, visto che nel consueto immaginario le azioni iconiche spesso sono altre: il braccio del quarterback che passa in profondità, la ricezione ai limiti del possibile, il running back che scivola via tra le difese, il placcaggio duro che si fa col cuore prima ancora che con i muscoli. Eppure, quante volte abbiamo trattenuto il fiato allo scadere del tempo di gioco, fissando quel giocatore che prova i calci nella rete a bordo campo, in attesa che l’attacco gli conceda un ultimo, determinate tentativo?

Figura strana, quella del kicker: sembra uscita da un poema epico, al pari di certi personaggi che accanto al loro nome hanno scritto anche il loro destino, poco importa se baciato dalla gloria o votato al fallimento. Alcuni nomi entrano nella leggenda, altri vengono dimenticati in fretta, e tutto si decide in un’occasione che sembra ogni volta quella definitiva, quella più importante. La palla ovale sembra poco adatta a essere calciata, ma in quegli interminabili istanti in cui vola verso i pali si fanno e si disfanno carriere, stagioni, vite.

Quando si arriva a calciare, il tifoso solitamente non è troppo contento, perché poteva esserci un touchdown, e bisogna accontentarsi invece di una sorta di premio di consolazione.Ma le cose cambiano in quelle giornate in cui un calcio decide tutto, magari allo scadere, o aggiungendo sul tabellone, a prescindere dalla fase della partita, quel punto in più che sarà sufficiente per fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta.

Domenica è stato così: la palla calciata da Justin Tucker ha spazzato via il precedente record NFL e le speranze dei Detroit Lions, che fino a quel momento avevano retto l’urto contro i favoriti Ravens. Il risultato finale, di 19 a 17 per Baltimora, ha preso forma proprio nello stesso istante in cui la palla sbatteva sulla traversa per poi andare a segno, spostando l’asticella del primato per i field goal nella NFL dalle 64 alle 66 iarde.

Puro cinema, proprio come è successo nel finale di Packers – 49ers: al Levi’s Stadium di Santa Clara erano rimasti solo 37 secondi sul cronometro, ma Rodgers e i suoi, con sei giocate e nessun timeout rimasto, sono riusciti a portare la palla a 51 iarde dalla porta: la distanza per permettere a Mason Crosby di calciare per decidere il match: anche qui, due punti di scarto: 30 a 28, vittoria per Green Bay, arrivederci e grazie.

Niente lieto fine, invece, per il kicker dei Cardinals Matt Prater, che aveva tentato contro Jacksonville un’impresa ancora più clamorosa: un field goal da 68 iarde. La forza, però, non è bastata, e quel calcio troppo corto ha innescato il touchdown da 109 iarde di Jamal Agnew. Anche questo è un record, condiviso peraltro da altri due giocatori: Antonio Cromartie, cornerback dei Chargers che ci era riuscito nel 2008, e Cordarrelle Patterson, running back dei Vikings che aveva ripetuto l’impresa nel 2013. Ma qui si parla di calci, e qualcuno potrebbe obiettare che Matt Prater abbia voluto osare un po’ troppo. Va detto però che i Cardinals hanno vinto comunque, battendo i Jaguars per 31 a 19. E soprattutto, c’è da dire che prima di domenica il detentore del record per il field goal più lungo di sempre era proprio lui: Matt Prater in persona.

 

Record passati e record futuri

Era successo l’8 dicembre del 2013: Prater, all’epoca, giocava nei Denver Broncos, che allo scadere del primo tempo perdevano dai Titans 17 a 21. Un calcio preciso, dritto: 64 iarde, con il telecronista che gridava: “Oggi si è fatta la storia”. Appena una iarda in più del primato precedente, più volte eguagliato ma mai superato fino a quel momento. Qualcuno aveva addirittura puntato il dito contro l’aria più rarefatta di Denver, “accusata” di rendere più semplici tentativi estremi come quello (normalmente, del resto, i field goal si tentano al massimo da 52 iarde).

Prima di quella giornata, come detto, si era arrivati a 63 iarde. E il primo a riuscirci, nel 1970, era stato Tom Dempsey, rendendosi protagonista di una storia più incredibile del record stesso. Anche in quell’occasione, era una partita sul filo: I New Orleans Saints stavano perdendo dai Detroit Lions per 16 a 17, con solo due secondi rimasti sul cronometro. Molti tifosi avevano già lasciato lo stadio, e si ritrovarono a dedurre la vittoria dal grido di chi era rimasto a guardare il calcio di Dempsey andare a segno tra i pali. Che c’è di incredibile? Dempsey giocava a football come kicker, pur essendo nato senza la metà del piede destro: proprio quello con cui calciava.

Volere è potere, d’altro canto, e se c’è un campo in cui questo adagio è particolarmente valido, è proprio quello in cui si gioca a football. Ci saranno altre imprese, si tenteranno altri field goal, e i record saranno battuti. Anche perché, si parla di primato solo per la NFL. Per il field goal più lungo mai calciato in assoluto bisogna spostarsi sul college football: qui troviamo Ove Johansson, kicker per la Abilene Christian University, che il 16 ottobre del 1976 ha messo a segno un tentativo da 69 iarde. Se infine ci si chiede chi abbia osato di più, pur fallendo, bisogna rivolgersi a Sebastian Janikowski dei Raiders: lui nel 2008 ci ha provato da 76 iarde, senza però riuscire ad avvicinarsi. Gli è mancata la forza per un distanza del genere, ma certo non il coraggio.

 

Il caro vecchio drop

Alla fine di questa “passeggiata” tra calci e calciatori, vale la pena di spende due parole anche sul drop, che nel gridiron non viene quasi più in mente a nessuno. E dire che invece nel rugby, che del football è un po’ un parente, si usa moltissimo. In pratica la palla viene fatta cadere a terra e calciata subito dopo il rimbalzo. È facile immaginare quanto sia poco pratica, come manovra, durante una delle rapidissime azioni attorno alla linea di scrimmage. Eppure è consentita, e c’è chi ci ha provato.

L’ultimo tentativo andato a buon fine è del quarterback dei Patriots Doug Flutie, che nel 2006 contro i Dolphins segnò in questo modo una conversione dopo un touchdown. Nessuno ci riusciva dal 1941. Se invece si parla di field goal, l’ultimo mandato a segno in drop risale al 1937 e porta la firma di Earl “Dutch” Clark, kicker dei Lions.

Negli onside kick, invece, il drop si vede un po’ più spesso: Robbie Gould dei 49ers, ad esempio, ci ha provato nel 2020, senza successo. Tuttavia, uno dei tentativi più noti degli ultimi tempi, in questo senso, è quello di Ravens – Chiefs dell’anno precedente. È stata Baltimora a tentare, a due minuti dalla fine, un onside kick in drop. Il cattivo rimbalzo del pallone, però, ha costretto il kicker a ripetere due volte la mossa, sanzionata poi, non senza polemiche, come false start. Il calciatore in questione, per chi se lo chiedesse, era proprio Justin Tucker: l’attuale detentore del record per il più lungo field goal in NFL. È un gioco nel gioco, alla fine, quello dei calci. E la storia di questo sport si scrive anche coi piedi. Del resto, se si chiama “football”, ci sarà pure un motivo. 

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