Pittsburgh, il diario di bordo di Haba Baldonado (prima parte)

Il defensive end romano ci racconta la stagione più importante della sua vita

“Caro diario, la stagione è finalmente iniziata. Non starò qui a ricordati quanto sia importante, lo sai bene. La prospettiva di poter partecipare al prossimo Draft NFL è qualcosa di magico, ma non sarà affatto facile. Mi aspetta un cammino tortuoso, pieno d’insidie. Ma stai pur certo che mi farò trovar pronto. Sono partito per gli USA convinto dei miei mezzi, questo il momento di mostrare a me stesso, prima che agli altri, che posso farcela. 

Durante il camp ho scritto e appeso i miei obietti al muro, è tradizione per chi gioca a football. Voglio essere la miglior linea di difesa della mia squadra, del campionato e della nazione. Punto al massimo, altro non potrei fare. I sack mi servono, devo raggiungere almeno la doppia cifra. Il mio futuro passa anche da qui.

Mi sono allenato duramente, ogni giorno, e non c’è sensazione più bella al mondo che attraversare il tunnel ed entrare in campo. È tempo di atterrare qualche quarterback.

Habba con la maglia di Pitt

Prima partita di campionato – UMASS Minutem, 4 settembre 2021

Il debutto casalingo non è stato (tatticamente) semplice, ammetto di aver mancato qualche giocata. Sarà stata forse l’emozione (e cazzo che emozione) di sentire il proprio nome gridato sul “Jumbotron” durante la presentazione dei titolari. Lo stadio era vibrante. Ho chiuso senza sack, ma questo ormai è passato: il blocco psicologico è stato superato. Abbiamo vinto, stravinto. E questo è quel che conta.

Durante la gara, il telecronista ha parlato di me e di mio fratello paragonandoci ai fratelli Jones, Chandler e Joe. È stato emozionante. Lui – Chandler – è il mio riferimento; un giocatore tanto sottovalutato quanto forte. Bestiale. E per Jonathan, Jon è lo stesso.

Al termine della partita, visto che non si è fatto troppo tardi, sono andato a mangiare un hamburger con alcuni compagni della difesa. Vicino al campus c’è una di sorta catena che ti permette di comporre il tuo panino a piacimento. È un buon posto, si mangia bene. D’altronde se non si mangiasse bene l’hamburger qui…

Habba con la maglia di Pitt

Seconda partita di campionato – Tennesse Volunteers, 11 settembre 2021

Gli allenamenti sono intensi come sempre, ma la mia condizione fisica è al top. L’infortunio è solo un ricordo, sono guarito al 100%. Mi sento esplosivo, lavoro sui miei fondamentali e studio le linee avversarie. Ci sono tantissimi video da visionare. Ogni settimana cambiano le abitudini, gli schemi, i riferimenti.

Ogni squadra ha una storia a se, un background diverso. È una componente del gioco affascinante e assolutamente importante. Bisogna farsi trovare sempre pronti, il margine d’errore è quasi zero. Ragiono step by step, partita dopo partita. Non so neanche contro chi giocheremo tra due settimane, adesso contano solo Tennesse. La scorsa settimana non sono riuscito a giocare come avrei voluto, la preparazione questa volta è stata per forza di cose diversa. Avevamo a disposizione più filmati, siamo arrivati decisamente più preparati.

Si tratta della prima trasferta stagionale. Giocare davanti ad 83mila spettatori che ti urlano contro è adrenalinico. Ti da una carica in più. Batterli e azzittirli tutti è il massimo. Il fatto che siano poi un team della ACC rende il tutto ancora più eccitante.

Portiamo a casa un’altra vittoria e questa volta la mia prestazione individuale è di un altro livello (ma posso fare ancora meglio!). Il nostro attacco è dinamico, dobbiamo elevare il nostro running game, ma gli ingranaggi stanno cominciando a girare come dovrebbero. Difensivamente invece facciamo sempre la differenza. Siamo una squadra storicamente difensiva, il nostro head coach – Pat Narduzzi – è uno degli allenatori in questo senso più forti degli Stati Uniti. 

Qualche giorno prima della gara avevo scritto a Jonathan (mio fratello). Ci siamo caricati a vicenda. Lui aveva vinto il suo incontro in gabbia, io dovevo vincere il mio. È bello avere il sostegno della famiglia, sopratutto quando si è lontani centinaia di chilometri.


Terza partita di campionato – Western Michigan, 18 settembre 2021

La settimana è scandita dal football e dalle lezioni. I due corsi che seguo per laurearmi (Professional development e Macroeconomia) mi interessano molto, lo studio procede bene e senza intoppi. Riesco a gestire con tranquillità il carico di lavoro di questo semestre. Sfrutto il tempo libero a disposizione per farmi qualche passeggiata e staccare da tutto il resto. Vivo di football quasi 24 ore su 24. È importante che io riesca a rilassarmi mentalmente.

Sono carico, deciso a migliorare. Vincere aiuta a vincere. I numeri messi a referto contro Tennessee sono un punto di partenza. Nel prepartita ascolto qualche canzone italiana (Achille Lauro o Mezzosangue solitamente) e poi faccio partire dell’heavy metal pochi minuti prima di entrare in campo. 

Il prossimo match sarà di nuovo all’Heinz Field. Western Michigan è un avversario che nasconde insidie, per loro giocare contro di noi è come se fosse il Super Bowl. La mia partita è stata ottima (7 placcaggi, 2,5 tackle for loss e 1 sack), purtroppo però è arrivata la prima sconfitta stagionale.

La frustrazione è tanta. Fumosa. Ho deciso di prendere la moto che mi sono regalato per il compleanno, una Ducati Multistrada 1200, per farmi un giro e scaricare la tensione. Perdere fa sempre male, davanti ai propri tifosi ancor di più. Non c’è tempo per rimuginare sul passato, una nuova sfida è dietro l’angolo.

Bisognerà alzare l’intensità e la concentrazione in allenamento. Lo studio sarà serrato. È una stagione troppo importante, la più importante. Tre partite sono andate, ne rimangono altre nove. Il cammino è ancora lungo”.

Articolo precedente Field Goal: i tre temi più interessanti della seconda giornata NFL
Prossimo articolo Le 5 opinioni cambiate rispetto alla prima giornata NFL