Il trionfo dei Saints è un lancio fuori dal campo

Vittoria schiacciante sui Packers e ritorno di Winston: proviamo a leggere tra le righe

“New Orleans non è presa dalla nevrosi di un passato negato”. Lo scriveva Umberto Eco, e una cosa è certa: non parlava di football. Eppure, messa così sembra una frase perfetta da accostare ai Saints usciti – sorprendentemente, è il caso di dirlo – a testa alta dalla week 1 della stagione NFL 2021. Del resto, con tutto quello che è successo in Louisiana durante questa offseason, la tentazione di buttarla in letteratura è forte, e poco importa se certe suggestioni appaiono parecchio distanti dall’epica tradizionale dei campi da football. Anche perché, in fin dei conti, la “distanza” è stata un po’ la cifra distintiva della partita di domenica.

La distanza, prima di tutto, che separa New Orleans dal TIAA Bank Field di Jacksonville, scelto per ospitare la partita dopo i problemi provocati dal passaggio dell’uragano Ida. La distanza, poi, tra l’esito del match e il pronostico, che vedeva Green Bay favorita. L’inaspettata distanza tra i Packers visti in campo domenica e quelli che nelle ultime stagioni si erano conquistati per due volte consecutive la partecipazione al Championship Game della NFC. E infine la distanza che separa i 38 punti segnati dai Saints e i soli 3 punti messi sul tabellone da Rodgers e compagni.

New Orleans, uragani e quarterback in cerca di riscatto: un mix noto, per chi segue il football. Ma in una stagione lunga – più lunga del solito, con la NFL a 17 gare – e ancora tutta da scrivere è bene bloccare i deja vu sul nascere, e rimanere sui fatti.

 

Previsioni ribaltate

Certo, nessuno si aspettava una partita a senso unico: coi Saints in fase di ricostruzione dopo l’addio di Drew Brees, Green Bay era data per vincente praticamente da tutti gli osservatori. Lunedì mattina, invece, su siti online e giornali è stata tutta una gara a chi trovava la parola più efficace per descrivere l’inatteso andamento del match.

New Orleans ha preso il controllo con drive lunghi e metodici in attacco, e con una difesa che ha messo sotto pressione costante Rodgers registrando sei QB hit, tre sack e tre turnover forzati. La offensive line in nero e oro non ha concesso un solo sack, e ha preso il controllo della linea di scrimmage garantendo una media di 3,14 secondi a disposizione per cercare il ricevitore: tanto tempo. Il reparto corse, guidato dal solito Alvin Kamara, ha portato avanti la palla per 171 iarde, molte delle quali ottenute dopo il contatto. Insomma, una prestazione di squadra decisamente solida, con il coronamento dei 5 touchdown per il nuovo starting quarterback Jameis Winston.

 

Questione di mentalità

È stato un percorso lungo e complicato, quello che ha portato Winston alla guida dell’attacco di New Orleans. L’ultimo capitolo è stato scritto questa estate, quando si è conquistato il posto da starter ai danni di un Taysom Hill determinato a svestire i panni del “coltellino svizzero” per indossare quelli del quarterback a tempo pieno. Una decisione presa solo all’ultimo momento dal coach Sean Payton, che almeno per ora sembra averci visto giusto: Jameis Winston pare aver ridato ai Saints quella profondità sui passaggi che nelle ultime stagioni era mancata al braccio di Drew Brees, inevitabilmente segnato dall’età. Ma questa è tutt’altro che una sorpresa, perché Winston, coi lanci lunghi, ha sempre dimostrato di saperci fare. Il problema, piuttosto, sono stati gli intercetti. 

 

Scelto come primo assoluto al draft del 2015 da Tampa Bay, Jameis Winston è stato il primo quarterback a passare più di 4.000 iarde in entrambe le due stagioni d’esordio in NFL. Eppure non ha mai preso il largo sulla nave dei “Bucanieri”, che dopo esiti altalenanti lo hanno ceduto ai Saints al termine della stagione 2019: proprio quella del suo record dal retrogusto parecchio amaro, ovvero 33 touchdown su passaggio e 30 intercetti in una singola annata. Nessun rimpianto ovviamente per i Buccaneers, che sostituendolo con Tom Brady sono arrivati immediatamente alla vittoria del Super Bowl. Eppure, la domanda era rimasta un po’ nell’aria: Winston era un talento incompreso o uno dei tanti giocatori che si perdono nel passaggio dal college alla NFL?

L’interrogativo è ancora sul piatto, perché non bastano le luci di una domenica a spazzare via le ombre di un passato fatto di anni. C’è però un dettaglio interessante che può dire qualcosa in proposito. Nel giro di interviste del post-partita, alla domanda su quale fosse l’azione di cui andava più fiero, Winston non ha citato nessuno dei 5 touchdown. La sua azione migliore, a detta sua, è stata un lancio fuori dal campo alla fine del primo quarto sulle 37 di Green Bay: nessun ricevitore era libero, e ha scelto di far uscire il pallone. “Una delle cose che ho imparato giocando con Drew – ha spiegato – è che certe decisioni contano più del risultato. Qualche volta la decisione giusta è quella che non ti fa guadagnare niente”.

Che un anno a “scuola” da Brees abbia innescato un decisivo cambio di mentalità in Winston? Chiaramente questa è la speranza dei tifosi Saints, ma la risposta a questa domanda è tutt’altro che scontata, e solo il tempo potrà dire di più. Per adesso c’è solo una statistica finale che, nonostante i 5 touchdown, dimostra una certa prudenza: 148 iarde su passaggio e 14 tentativi completati su 20.

 

I grattacapi di Green Bay

Pur a fronte di una robusta prestazione dei Saints, è difficile pensare che la brutta partita dei Packers non abbia facilitato loro il lavoro. Così come è difficile immaginare che questi saranno i Packers che vedremo per il resto dell’annata.

Per Rodgers, MVP nella scorsa stagione, si tratta di uno dei peggiori resoconti statistici di tutta la sua carriera: 133 iarde, due intercetti e un passer rating di 36,8. Non aveva mai perso una partita con uno scarto di punteggio così ampio. Con ancora 11 minuti sul cronometro è stato messo in panchina e sostituito dal backup Jordan Love, ma per raddrizzare il match era ormai troppo tardi.

C’è chi, tra il serio e il faceto, parla di una prestazione influenzata dalle tensioni tra Rodgers e Green Bay che hanno caratterizzato la offseason fino all’ipotesi di un addio alla franchigia da parte del quarterback, ma i numeri indicano una prestazione sotto tono anche a livello di squadra. Le corse non hanno mai trovato spazio, se non in pochi casi che hanno portato a un guadagno di 43 iarde. La offensive line non ha protetto Rodgers a dovere, con l’eccezione del left tackle Elgton Jenkins. In difficoltà anche la difesa, con la secondaria che ha concesso una media di 10,1 iarde per passaggio completato.

Siamo lontani dalle prestazioni a cui Green Bay ci ha abituati, e l’impressione è che si tratti più di una falsa partenza che di una crisi. Ma anche qui, solo il tempo potrà dare risposte più precise.

 

E adesso?

A tirare le fila ci ha pensato lo stesso Rodgers: “È un bel calcio tu-sai-dove – ha detto – ma ci servirà per riprendere la giusta direzione”. Winston, dal canto suo, ha dato l’impressione di rimanere coi piedi per terra, e dopo aver dedicato la vittoria alla città di New Orleans ha precisato: “Dobbiamo continuare a migliorarci”.

La verità è che la stagione è appena cominciata e nella NFL, come si sa, nessuna partita singola dice nulla di definitivo, ad eccezione del Super Bowl. Volendo tra l’altro restare sulle statistiche, c’è un’altra squadra che appena l’anno scorso ha perso contro i Saints proprio per 38 a 3: i Tampa Bay Buccaneers, gli stessi che pochi mesi dopo hanno alzato da vincitori il Lombardy Trophy.

Per il momento New Orleans dovrà cercare una conferma in casa dei Panthers domenica prossima, mentre il match del Monday Night Football contro i Lions darà a Green Bay l’occasione per riscattarsi. In casa Saints, inoltre, si affacciano altri problemi: sei assistenti allenatori, un nutrizionista e un giocatore nella injury reserve, pur vaccinati, sarebbero stati trovati positivi al COVID-19. Sean Payton ha specificato che tutto lo staff è stato sottoposto alla vaccinazione, ma scatteranno comunque i protocolli della NFL che prevedono, tra le altre cose, test quotidiani per tutti i giocatori. La strada per la finale a Inglewood è ancora lunga per tutti.

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