Le mille storie dei quarterback NFL

Da Brady a Rodgers, passando per Mahomes e i giovani Herbert e Lawrence: quanti intrecci al via della stagione 2021

Sono 53, in squadra. Ma non sono tutti uguali. Il quarterback nel football, specie in NFL, lega di stelle in cui sono i campioni a vendere il prodotto, oltre i risultati, è il Re Sole attorno al quale ruota il resto dell’organico. Tom Brady docet. A 43 anni ha vinto il 7° Super Bowl, il secondo per Tampa, grazie alla freddezza sotto pressione, alle letture enciclopediche di campo, soprattutto grazie al suo carisma. Ha reso migliori i compagni, ha sviluppato una cultura vincente dove non ce n’era neppure l’ombra.

IL GOAT

I Bucs di Brady saranno tra i favoriti per l’imminente stagione, col kick off all’orizzonte. Perché se con una squadra nuova di zecca e con allenamenti limitati dalla pandemia Brady è riuscito a vincere dal pronti/via, è spontaneo chiedersi cosa potrà fare con una maggiore familiarità con personale e schemi, adesso. Tanto per come gioca, fermo come un colonnino di Piazza del Campo a Siena, facendo la differenza con testa e braccio, certo non con le gambe, un anno in più o in meno cambia poco o niente. Non si discute più se sia il più forte di sempre nel football, è scontato, ma semmai se sia il migliore di sempre negli sport di squadra americani.

Tom Brady

IL DELFINO

Il primo avversario di TB12 in prospettiva Super Bowl, in programma a Los Angeles il 13 febbraio 2022, sarà ancora Patrick Mahomes, lo sconfitto di quello del 2021. Tre finali di Conference nelle ultime 3 stagioni coi suoi Chiefs sono biglietto da visita impressionante. Il trio Mahomes-Kelce-Hill è macchina da punti. Forse la batosta subita a Tampa avrà fatto recuperare a Kansas City quell’umiltà la cui assenza era sembrata il principale difetto di squadra. Mahomes avrà davanti a sé una linea rinnovata e sulla carta rinforzata, assicurazione sulla sua salute e sui blitz di corsa, alternativa ai lanci in profondità. Poesia in movimento, certo, ma poi i versi devono far rima, e se ti arrivano addosso manzi da 150 chili diventa complicato…

L’IMBRONCIATO

Il quarterback dell’estate 2021 è stato però l’MVP della scorsa stagione, Mr Aaron Rodgers. Ha fatto il broncio con la dirigenza dei Packers, per ragioni legittime e perché gli atteggiamenti da diva sono parte del suo DNA californiano. Ha fatto miracoli per i Packers nelle scorse due stagioni e aver draftato Love, suo presunto rimpiazzo a medio termine, non averlo ascoltato in chiave ricevitori e non avergli messo sotto il naso un contratto in bianco sino alla pensione, sono stati peccati capitali. Ora Green Bay rischia di perderlo ne 2022, che questo sia l’ultimo ballo. Ma intanto ci sarà. E con lui, Adams e ricevere e Jones a correre le cheese head avranno ancora molto da festeggiare, anche perché, meglio tardi che mai, sono arrivati bersagli di rinforzo, per placarne le ire da Achille dei nostri tempi.

IL RAPPACIFICATO

C’era un altro scontento tra i quarterback dal sangue blu, quelli di rango nobiliare NFL. Pare tutto risolto tra Russell Wilson e Seattle Seahawks. Chiacchierata a cuore aperto con Coach Carroll, il padre/nonno che tutti vorremmo ci raccontasse una storia, con quella verve empatica e i modi giovanili da chi ne ha viste tante. Me la immagino come una sorta di canto Father & son di Cat Stevens. Wilson ha un super eroe, Metcalf, come ricevitore, una linea ristrutturata e una pass rush meno da encefalogramma piatto, ma ha pure una Division complicatissima, l’NFC West, con cui misurarsi. Insomma, nelle avvertenze c’è scritto “moderare le attese”.

L’ACCUSATO

Non parleremmo di NFL se non ci fosse il consueto caso giudiziario di cui scrivere. DeShaun Watson passato dal fare i capricci perché voleva lasciare il Texas a pregare che Houston non lo scaricasse dopo le 22 denunce ricevute da donne che lo hanno accusato di condotta sessuale impropria. E’ stato incluso nell’organico dei Texans, che da una parte non vogliono svilire un capitale tecnico gigantesco, perdendolo a zero, ma dall’altro sanno di non poterlo quantomeno scambiare a oggi, con un futuro così nebuloso davanti, che non esclude le sbarre di un carcere come panorama. Intanto lo tengono lì, sagoma ingombrante in un angolo. Chissà se giocherà anche solo uno snap in stagione e per chi eventualmente.

IL BALLOTTAGGIO

Non può mai mancare, poi, il classico dualismo dietro al centro di inizio stagione. Ci spostiamo nella Baia californiana per trovare quello da circoletto rosso. Garoppolo-Lance si preannuncia tormentone di lungo corso. Jimmy G partirà titolare nell’attacco ambizioso di Coach Shanahan, ma nulla ci toglie dalla testa che Trey Lance, selezionato con la terza chiamata assoluta, sia stato scelto all’ultimo Draft per giocare presto, prestissimo, se non dal pronti/via. E siccome le aspettative a San Francisco sono grandi come la tradizione di franchigie e la concorrenza tremenda, rispondendo a un ipotetico quesito over/under per un impiego di titolare di Lance entro metà stagione chi scrive prenderebbe l’under…

ZERO ASSOLUTO

No, non parliamo del gruppo musicale, ma delle vittorie ai playoff della coppia di veterani Matt Stafford/Ryan Fitzpatrick. Qualcosa ci dice che il 2022 sarà l’anno buono per cancellare il numero dell’ignominia. Stafford ha in mano le chiavi di una fuoriserie: i Rams sono la prima alternativa a Tampa come candidata al Super Bowl, in casa. Stafford a Detroit è stato più la vittima che la causa dei guai dei Lions e sarà ovvio miglioramento rispetto a Goff. Michel, Kupp, Woods, gli schemi di Coach McVay: insomma, i pezzi pregiati non gli mancano. Fitzmagic a Washington potrà contare su una difesa modello Alamo di San Antonio. Starà a lui non farla stare in campo troppo, contro gli assedianti. Scommettiamo che ci riuscirà, pirata Barbarossa del gridiron, sorriso da lupo di mare e taverna e cervello da Harvard…

Matthew Stafford

LA MEGLIO GIOVENTÙ

Justin Herbert ha strabiliato, da matricola. Era impensabile immaginare quell’impatto immediato per i Chargers, e con modalità di promozione a titolare tragicomiche. Con un coaching staff migliore e l’esperienza maturata “rischia” di esibirsi sui livelli top 10 nel ruolo già al secondo anno…Joe Burrow s’è dimostrato un leone prima di spaccarsi, mandato al macello dai Bengals, la cui linea d’attacco sembrava più composta da mici che da tigri. Torna in campo con cuore e testosterone da campione. Che dovrà dimostrare d’avere Trevor Lawrence, scelta n.1 del Draft 2021 dei Jacksonville Jaguars, da Clemson. Braccio, gamba e capelli sono già da copertina…Ah, poi c’è Mac Jones di cui parlare. Quello sottovalutato, quello che al college vinceva sempre e che nessuno si filava mai. E che poi hanno scelto i Patriots. Come dite? ‘Sta storia l’avete già sentita?

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