Steagles: quando Philadelphia e Pittsburgh giocarono insieme

La guerra costrinse Steelers e Eagles a giocare insieme, salvando la stagione e molto probabilmente l'esistenza dell'NFL.

1943, l’America è entrata da due anni in guerra, mandando i suoi giovani a morire nei fronti in tutto il mondo. Molte leghe sportive (compresa la AFL) fermano le attività durante quegli anni per mancanza di giocatori, nonostante l’accorato invito di Franklin Delano Roosevelt. Il Presidente confidava nello sport per mantenere saldo l’umore della popolazione e sopportare le privazioni della guerra.

Anche la NFL si ritrova davanti a un bivio: riuscire a formare un campionato a otto squadre o fermarsi come altre leghe rivali.

Lo storico proprietario degli Steelers Art Rooney ripresentò una proposta già bocciata due anni prima: unire le squadre di Pittsburgh e Philadelphia per mantenere le otto squadre iscritte. Due anni prima la creazione dei Pennsylvania Keystoners era stata rigettata. Questa volta con una strenua maggioranza di 5-4 gli Steagles (nome ufficiale “Phi/Pit Combine”) prendono vita.

Una squadra di scarti dell’esercito

Durante la guerra i giocatori rimasti provenivano da tre categorie di rifiutati alla leva. I 3-A, ovvero i padri di figli nati entro il 15 settembre 1942; coloro che lavoravano in industrie di guerra e il temuto gruppo 4-F, quelli scartati dalla leva per problemi fisici.

Ovviamente tra i giocatori NFL era una vergogna essere annoverati nei 4-F. Eppure il roster dei neonati Steagles comprendeva un receiver, Tony Bova, cieco da un occhio ma che guidò la squadra con cinque TD (con solo 17 ricezioni), un lineman parzialmente sordo e il Quarterback con un’ulcera perforata.

C’è anche un po’ di Italia in questa pagina di storia. Nel roster composto da sei giocatori degli Steelers e sedici degli Eagles era presente anche Enio Conti, guardia nata a Napoli. Bruno Banducci, che nel ’54 andrà al Pro-Bowl e verrà nominato nel First Team All-Pro, era stato scelto al sesto giro ma si unì solo l’anno dopo agli Steelers.

Le prime difficoltà, per esempio dove giocare le partite di casa e il colore delle uniformi, furono facilmente risolte. Avendo portato solo sei giocatori, Rooney aveva ben poca influenza in queste decisioni.

I colori sociali furono quindi il verde-bianco, gli allenamenti si sarebbero svolti al Fairmount Park di Philly (uno dei pochi illuminati la sera, perché ci giocava anche la Negro League Baseball) e su sei partite casalinghe, solo due si sarebbero giocate a Pittsburgh, suscitando non poche polemiche tra la stampa locale.

Le rivalità tra le due squadre non aveva preso piede soprattutto per i record perdenti di entrambe (13-65-7 combinato negli ultimi quattro anni), ma tra i due coach Greasy Neale e Walt Kiesling non scorreva certo buon sangue. Il primo, che vinse poi con gli Eagles due titoli nel biennio ‘48/’49, voleva instaurare un attacco basato sulla T-Formation di George Halas. Il secondo non reputava abbastanza virile giocare con i passaggi.

L’impasse si risolse il primo giorno di allenamenti, con Kiesling in ritardo a causa del traffico e Neale che al suo arrivo stava già insegnando gli schemi di attacco, obbligandolo quindi a diventare il defensive coordinator.

Una stagione sorprendente

Nonostante l’obbligo di lavorare in fabbrica fino alle 15 imposto da entrambi i proprietari, la squadra iniziò la stagione sbalordendo gli addetti ai lavori con una vittoria per 17-0 sui Brooklyn Dodgers.

I risultati positivi continuarono per tutta la stagione, aumentando l’affluenza di pubblico in entrambe le città e appianando le divergenze tra le due tifoserie (ma anche interne alla squadra), arrivando all’ultima partita con un record di 5-3-1.

A causa di un intricato pareggio di risultati, una vittoria nello scontro contro i Green Bay Packers li avrebbe portati a vincere il titolo della East Division. Una sconfitta invece li avrebbe estromessi dai Playoff.

Dopo una furibonda rimonta nel quarto quarto da 31-14 a 31-28 gli Steagles commisero un fumble negli ultimi minuti di partita, condannandosi alla sconfitta per 38-28 e rimandando l’appuntamento con la gloria.

La favola degli Steagles si chiude con un lauto banchetto a Philadelphia, ma per la squadra di Pittsburgh i trasferimenti non sono finiti. L’anno successivo giocheranno come Card-Pitt unendosi con i Chicago Cardinals (soprannominati “carpet”, poiché tutte le squadre passeggiavano su di loro in un’annata da 0-10). Entrambi i coach finirono nella Pro Football Hall of Fame insieme a Bill Hewitt, end e fullback famoso per essere uno degli ultimi a non voler indossare il casco, che giocò mezza stagione e poi decise di arruolarsi, non sostenendo la vergogna di non essere al fronte.

Gli Steagles non hanno raggiunto risultati eccezionali sportivamente parlando. Eppure iscrivendosi come ottava squadra hanno salvato la stagione. Con l’NFL ancora fragile non possiamo sapere che effetti avrebbe avuto interrompere le attività. Al punto che forse senza gli Steagles oggi non ci sarebbe la NFL.

Articolo precedente John Brailler, il primo giocatore professionista
Prossimo articolo Montana & Walsh: l’incontro che cambiò il football