La storia della famiglia Bosa tra football e… mafia

La famiglia Bosa è una delle più note delle dinastie dell'NFL, insieme ai Manning e ai Watt. Eppure, scavando nel loro albero genealogico si scopre una storia fatta di Football e delle radici che portano addirittura ad Al Capone.

La famiglia Bosa appartiene alla nobiltà dell’NFL, essendo l’unica famiglia insieme ai Manning ad avere tre membri scelti al primo turno del Draft. Ma nell’albero genealogico della famiglia sono presenti ben sette giocatori NFL ed un insospettabile avo che ha fatto la storia della Mafia di Chicago.

Le giovani leve

Famiglia Bosa

I componenti più giovani (e famosi) della famiglia Bosa sono Nick e Joey. Nati a Fort Lauderdale a due anni di distanza l’uno dall’altro (Joey, il maggiore, nel 1995, Nick nel ’97) si sono in fretta affermati come due dei migliori giovani Defensive End della Lega.

La loro carriera sembra andare a braccetto: entrambi fanno tre anni a Ohio State (vantaggio Joey per la vittoria del campionato NCAA nel 2014), entrambi finiscono nelle prime tre scelte al Draft (vantaggio Nick per essere stato scelto con la seconda assoluta) ed entrambi vincono il premio di Defensive Rookie of the Year. E se Nick può vantare una partecipazione al Super Bowl, Joey si consola con il contratto più remunerativo nella Lega firmato da un difensore (135 milioni per cinque anni).

Nick e Joey sono i membri più famosi della famiglia Bosa, ma attualmente in NFL è presente un’altra persona appartenente all’albero genealogico: il cugino Jake Kumerow, attualmente Wide Receiver nei Buffalo Bills.

Dopo una carriera a Wisconsin-Whitewater Warhawks (non vi preoccupatevi se non la conoscete, milita in Division III), nessuna squadra lo sceglie al Draft del 2015 iniziando a girovagare per le Practice Squad dei Bengals e Patriots fino al debutto con i Green Bay Packers il 2 dicembre 2018 (11 yard nella sconfitta contro Arizona, per il primo touchdown ha aspettato la trasferta contro i Jets).

Gli allegri pensionati

Famiglia Bosa

Eppure, nella storia della NFL c’è un altro Kumerow, decisamente più famoso del buon Jake: suo padre Eric. Linebacker (giocare in difesa sarà un tema ricorrente di questa storia), scelto al primo giro del Draft del 1988 con la numero 16 (in uscita da Ohio State), giocò tre stagioni a Miami e una a Chicago (che, come scopriremo, sarà la città centrale della nostra storia) prima che un problema al tendine di Achille lo costrinse al ritiro.

A Miami coach Shula non riuscì a trovare spazio per il giovane Linebacker, che nel frattempo aveva stretto una grande amicizia con la scelta numero 16 dell’anno prima: John Bosa, un Defensive End (cosa vi aspettavate?) con la maglia numero 97, la stessa che useranno poi i suoi figli. Entrambi stavano faticando a adattarsi al gioco NFL ed erano tormentati dagli infortuni. L’amicizia divenne ancora più stretta quando John sposò la sorella di Eric, Cheryl Kumerow, da cui avrà due bambini: Nick e Joey.

A fine carriera entrambi tornarono in Florida, diventando vicini di casa con abbondanti possibilità di parlare della loro deludente carriera NFL ed allenando una nuova generazione. Ma la nostra storia non si ferma con due pensionati in Florida e per il successivo passo indietro nell’albero genealogico della famiglia Bosa-Kumerow bisogna tornare a Chicago, la tappa finale della carriera di Eric Kumerow.

I nonni

Famiglia Bosa

In una chiusura del cerchio perfetta, Eric era infatti tornato a casa, essendo nato nella Città del Vento nel 1965. La madre di Eric si sposò in seconde nozze con un giocatore di baseball della zona, Ernest Kumerow, che diede il proprio cognome a Eric e Cheryl.

Il padre dei due bambini però si chiama Palmer Pyle, proveniente da una famiglia di tifosi sfegatati dei Bears. Palmer ha giocato come Guardia per i Baltimore Colts (con coach Don Shula, lo stesso che scelse suo figlio), i Minnesota Vikings e chiudendo la carriera nella AFL (all’epoca le due Leghe erano ancora separate) per gli Oakland Raiders.

Il fratello di Palmer, Mike invece coronò il sogno di famiglia venendo scelto dai Bears nel 1961. Centro, nove anni nella Lega e un Pro Bowl, nel 1963 divenne capitano offensivo e fu selezionato nel 2019 come uno dei 100 più grandi Bears della storia.

Se questo pezzo fosse soltanto un pezzo su una famiglia di giocatori di Football, saremmo giunti alla fine. Eppure, manca ancora un pezzo: chi era la madre di Eric Kumerow? Il suo nome è Marie Accardo.

Per chi non fosse appassionato di storia criminale, il cognome potrebbe non dire nulla, eppure nella Chicago degli anni ’20 questo nome significa una cosa sola: Al Capone.

Il boss

Famiglia Bosa

Il padre di Marie, infatti, si chiama Antonio Leonardo Accardo (poi americanizzato in Anthony “Tony” Joseph Accardo), nato nel 1906 da una famiglia di siciliani (precisamente di Castelvetrano, in provincia di Trapani) emigrati negli Stati Uniti l’anno precedente alla sua nascita. Dopo aver lasciato la scuola a quattordici anni, si unì a una piccola gang, per poi venire reclutato niente di meno da Al Capone in persona, il vero Scarface, diventando in breve uno dei suoi body-guard e prendendosi anche una pallottola per salvarlo.

Il soprannome di Tony negli ambienti della Mafia di Chicago era “Joe Batters” (Joe il Battitore), guadagnato l’8 maggio 1929 dopo aver ucciso tre traditori con una mazza da baseball, una scena poi ripresa nel film “Gli Intoccabili”. Nel 1934 si sposò con Clarice Pordzany, che diventerà la madre di Marie e di sua sorella Linda.

Con la fine di Al Capone e il suicidio in carcere di Frank Nitti, Accardo diventa il nuovo Boss. Ma nonostante il soprannome, Tony non era solo un violento. Paul “Il cameriere” Ricca (che condivise il potere con lui) disse che “aveva più cervello Accardo a colazione che Capone in un’intera vita”, probabilmente (non è mai stato confermato) possedeva anche una memoria eidetica.

Tenendo un profilo più basso rispetto a quello di Capone, in breve divenne uno dei più potenti Boss della storia della Mafia Americana, dominando la scena per sessant’anni fino alla sua morte avvenuta nel 1992 per cause naturali.

Ma non provate a chiedere ai suoi discendenti qualcosa riguardò al loro famoso e controverso antenato, in pieno stile mafioso non troverete risposte interessanti.

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