Walter Camp: l’uomo che inventò il Football moderno

Agli albori del gioco le regole erano ancora confuse. Ci pensò Walter Camp a cambiare per sempre il Football.

Tutto nacque dal rugby.

Che il football americano sia un discendente del britannico rugby è un fatto conosciuto a tutti gli appassionati, ma una semplice modifica delle regole differenzierà i due sport per sempre.

Siamo agli arbori della storia del football, quando era ancora un gioco chiamato “Mob Foot-ball”. A Yale un giovane Walter Camp dominava in più discipline. Proveniente da una famiglia di imprenditori (la New Haven Clock Co. era all’epoca la più grande azienda di orologi economici al mondo) il giovane Walter decise di dedicarsi esclusivamente al football giocando come halfback.

Prima del suo debutto nel 1876, il capitano di Harvard, Nathaniel Curtis, chiese preoccupato se quel ragazzino giovane e magrolino avesse davvero intenzione di giocare. Alla prima azione la risposta di Camp fu eloquente: puntò Curtis, lo spinse a terra e quel ragazzino divenne una star.

Il Football si separa

Lo stesso anno in cui Camp giocò la sua prima partita, l’Intercollegiate Football Association (una sorta di NCAA composta da Columbia, Harvard, Yale e Princeton) si ritrovò alla Massaoit House a Springfield, Massachusetts il 23 novembre. Questo incontro fu il primo tentativo di separare il football dal rugby e soprattutto dal calcio, creando regole da adottare per tutte le università.

Camp divenne presto un assiduo frequentatore di questi incontri e nel 1878 propose la regola che modificherà per sempre il football: la linea di scrimmage.

Partendo dallo “scrumming” del rugby, ovvero la mischia chiusa, ideò un sistema per cui dopo ogni azione si ripartisse con la palla lanciata all’indietro verso un giocatore, con le due squadre separate da questa linea immaginaria.

Nasce il Football moderno

Nel 1882 a seguito di una partita tra Yale e Princeton che finì 0-0 ideò invece il sistema dei “down”, con l’attacco che aveva tre tentativi per raggiungere 5 yard. Per aiutare in questo compito decise che il campo venisse suddiviso da linee, creando quindi l’effetto graticola (gridiron in inglese).

Introdusse, sempre in quel periodo, la “safety” ovvero quando un giocatore viene placcato nella propria endzone, risultando in due punti e l’obbligo per l’altra squadra di calciare un punt.

Tra le innovazioni meno riuscite invece si può contare il placcaggio alle gambe. Inizialmente introdotto per evitare i pericolosi “wedge” (tutta la linea offensiva che caricava un difensore con dietro il running back), non fece altro che aumentare la pericolosità del gioco.

Negli anni successivi partecipò ad eventi che cambiarono il gioco, come l’introduzione del passaggio in avanti richiesta dal presidente Roosevelt, a cui però Camp si era a lungo opposto. Nel 1889 iniziò invece a stilare la lista dei migliori giocatori collegiali, denominandoli “All-American”. Dopo la sua morte il giornalista Grantland Rice continuò la pubblicazione annuale e la tradizione è giunta fino ad oggi.

Probabilmente la sua influenza maggiore si può trovare però durante gli allenamenti di tutte le squadre del mondo. Sostenitore accanito della prestanza atletica, i suoi allenamenti militari fecero scuola e furono copiati da tutti gli allenatori dell’epoca, diventando lo standard per uno sport fisico e brutale come il football.

Morì nel sonno nel 1925, dopo l’ennesimo meeting per modificare le regole. C’è chi lo vede come il primo esempio del burocrate corrotto NCAA (accanito difensore del dilettantismo nonostante i benefit che dava alle star di Yale), chi invece come un genio che ha rivoluzionato il gioco. Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma se ogni domenica possiamo innamorarci della bellezza del football, lo dobbiamo in gran parte a lui.

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